Premio per la traduzione Claudio Groff

 

È disponibile il bando della prima edizione del Premio Claudio Groff, riservato a traduttori dal tedesco (narrativa, poesia e teatro) nati dopo il 1 gennaio 1975. Il Premio ha cadenza biennale. Della Giuria del Premio, presieduta da Michele Sisto, fanno parte Ada Vigliani ed Enrico Ganni. Le opere devono pervenire entro il 29 maggio 2020. Informazioni e bando completo disponibili a questo link.

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Lavinia Mazzucchetti. Impegno civile e mediazione culturale nell’Europa del Novecento

Fabrizio Cambi

Passando di recente in Piazza Strozzi a Firenze davanti a una storica bancarella di libri di antiquariato mi è caduto l’occhio su un volume ingiallito, avvolto dal venditore in un cellophane evidentemente per preservarlo dall’incuria del tempo nell’attesa di un possibile acquirente bibliofilo. Si trattava della Vita di Goethe seguita nell’epistolario di Lavinia Mazzucchetti, edito da Sperling & Kupfer nel 1932, un libro che Thomas Mann accolse con grande favore, considerandolo «la biografia più intima, più viva e più personale che sia apparsa in occasione del centenario goethiano» (lettera del 2 aprile 1932) e che Ernesto Rossi, cui l’autrice era legata dalla comune lotta antifascista, poté leggere nel carcere di Piacenza. Mi mancava questa edizione, corredata di 24 tavole, alcune rare, per averla sempre consultata in prestito nell’Istituto di Letteratura tedesca dell’Università di Pisa, fondato pochi anni dopo, nel 1936, da Giovanni Vittorio Amoretti. Adesso ce l’ho davanti, insieme alla raccolta di saggi di Mazzucchetti Novecento in Germania (Mondadori 1959), con accanto il volume Lavinia Mazzucchetti. Impegno civile e mediazione culturale nell’Europa del Novecento, oggetto di questa recensione nella speranza di rafforzarne la diffusione e contribuire alla discussione sul transfer culturale fra Italia e Germania, cui Mazzucchetti, oggi nota spesso solo come traduttrice e consulente editoriale, diede in particolare nella prima metà del Novecento un apporto e un impulso fondamentali.

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Wolfgang Hilbig, Le femmine. Vecchio scorticatoio

Michele Sisto

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino la DDR-Literatur invecchia bene: via via che la memoria della Repubblica Democratica Tedesca impallidisce, le strade tracciate dalla sua letteratura migliore si distinguono sempre più nitide, e non di rado gli scrittori più interessanti del nuovo secolo – non solo tedeschi – si trovano a percorrerne significativi tratti. A rileggerli oggi, in effetti, autori legati a doppio filo ai destini del comunismo in Germania, come Christa Wolf, Heiner Müller, Uwe Johnson – per non dire di Brecht – si rivelano sorprendenti, e spesso più audaci e meno provinciali dei loro colleghi dell’ovest. È il caso anche di Wolfgang Hilbig, uno dei nomi più auratici dell’underground poetico tedesco-orientale, che ora l’editore Keller presenta ai lettori italiani iniziando da questo dittico di racconti. Col suo naso da boxeur, i capelli scarmigliati e la cronica dipendenza dall’alcool, sempre alle prese con la bancarotta economica ed esistenziale come il suo pressoché coetaneo Venedikt Erofeev in Unione sovietica, Hilbig (1941-2007), che è stato montatore in una miniera di lignite a Meuselwitz, vicino a Lipsia, e si è accostato alla letteratura nei Circoli di scrittori operai dell’era Ulbricht, ha sempre praticato una scrittura raffinatissima, ipercolta, nella quale Voltaire dialoga con Schiller, Eliot con Brecht, Heidegger con la Bibbia e il Capitale. Un maudit, sì, ma della specie dei Rimbaud.

Il tratto più affascinante e inquietante di questo geniale autodidatta è la sua marginalità radicale, estrema, che si traduce in una sostanziale estraneità alla cultura borghese e alle sue categorie di lettura del mondo: assente ogni filosofia della storia, in Hilbig non c’è distinzione sostanziale tra passato e futuro, progresso e reazione, comunismo e capitalismo. Se per un verso questa assenza di segnali d’orientamento rischia di portare al nichilismo, dall’altro apre alla sua scrittura imprevedibili spazi di esplorazione, potenti scorci visionari sui quali vale la pena soffermarsi. Prendiamo ad esempio Vecchio scorticatoio (Alte Abdeckerei,1991), novanta pagine di  vertiginosa tensione poetico-narrativa, il cui caratteristico accelerando è miracolosamente conservato dalla traduzione di Roberta Gado. A tutta prima è perfino difficile dire di cosa parli, dal momento che ha il passo cristallino ed enigmatico di certi racconti kafkiani, che lasciano intendere, sotto la superficie del significante, insondabili abissi di significato. Che cos’è il vecchio scorticatoio, la maleodorante fabbrica di detersivi “Germania II” dove operai disperati e reietti ricavano sapone da resti animali? A cosa allude il termine Abdeckerei, di cui Hilbig sfrutta virtuosisticamente la polisemia, ora giocando con gli opposti significati del verbo abdecken (scoprire, svelare, ma anche coprire, nascondere), ora usandolo ironicamente come un calco del greco apo-kalypsis (visione, rivelazione, apocalisse), per costruire un discorso che con tutta evidenza va oltre la mera fattualità di una fabbrica che “toglie la pelle” ad animali morti e “ricopre di scorie” il bosco e le acque circostanti? 

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Il nuovo numero dell’Osservatorio critico della germanistica

In appendice al n. 15/16 (2019) di Studi germanici è uscito il nuovo numero dell’Osservatorio critico della germanistica, a cura di Fabrizio Cambi. Si può leggere integralmente qui.

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Sempre nella tempesta: Peter Handke

Hermann Dorowin

Uno degli ultimi testi teatrali dell’autore carinziano, forse il suo capolavoro drammaturgico, è Ancora tempesta. Qui la celebre didascalia del terzo atto di Re Lear, “still storm”, assume una valenza universale, come il vento della storia che investe con la sua impetuosa violenza la tranquilla valle del Jaunfeld sul confine sloveno.  Ma, a ben guardare, “still storm” si presta benissimo anche come motto dell’intero percorso poetico ed esistenziale di Peter Handke, della sua inquieta, instancabile creatività, della sua indole provocatoria, delle sue rivoluzionarie innovazioni artistiche e delle sue prese di posizione capaci di suscitare le più violente reazioni. Dall’attacco del ventitreenne contro l’establishment letterario e contro la diffusa “impotenza descrittiva” del neorealismo, durante la riunione del Gruppo ‘47 a Princeton nel 1966, fino alle accese discussioni sull’Ex-Jugoslavia degli anni Novanta e oltre, osserviamo che intorno a Peter Handke c’è quasi sempre tempesta. E le reazioni al conferimento del Premio Nobel non sono altro che la conferma di questa regola. Eppure, considerando con maggiore distacco storico-critico il lungo percorso di questo autore, non possiamo che ammirare la coerenza con cui egli ha creato e continua a creare, a dispetto di tanti detrattori, la sua vasta e personalissima opera narrativa, saggistica, diaristica, poetica, cinematografica e teatrale.

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Letteratura tedesca – Un nuovo manuale

Il 12 dicembre a Milano presentazione in anteprima del nuovo manuale

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Chiara M. Buglioni, Marco Castellari, Alessandra Goggio, Moira Paleari

LETTERATURA TEDESCA
Epoche, generi, intersezioni

Vol. 1 – Dal Medioevo al Primo Novecento
Vol. 2 – Dal primo dopoguerra al nuovo millennio

Le Monnier Università 2019

Autrici e autore ne discutono con Alessandro Mongatti (Mondadori Education)

Aula A9 – h. 17:00
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere
P.zza S. Alessandro 1 – 20123 Milano

Un viaggio nella letteratura di lingua tedesca dal Medioevo al nuovo millennio, attraverso le epoche, i generi e le figure chiave, alla scoperta dei testi più rappresentativi e delle loro intersezioni con la storia, le culture e le arti.

Il manuale in due volumi si propone come strumento per lo studio della Letteratura tedesca a livello universitario e per la formazione specialistica. Cinque parti, corredate di materiali digitali, mappe e immagini, presentano contesti, tendenze, forme e tematiche della produzione letteraria nei Paesi di lingua tedesca dalle origini a oggi, con particolare attenzione alla fase moderna e contemporanea.
La trattazione è strutturata per epoche e suddivisa per generi, arricchita da panoramiche storiche, consolidata da schede biografiche e approfondimenti interdisciplinari, completata infine da tavole cronologiche e da un glossario. Un’ampia antologia online di testi in lingua originale, opportunamente richiamati nel volume e preceduti da una breve introduzione, accompagna e integra l’intera opera.
Un manuale aggiornato, funzionale e innovativo, che favorisce un approccio critico al testo su solide basi storico-culturali.

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Terra di nessuno. Poesia intorno al Muro

Radio3 Suite per l’anniversario della caduta del muro di Berlino

Da lunedì 4 a sabato 9 novembre sei brevi appuntamenti con “Terra di nessuno. Poesia intorno al Muro”.

Grandi e piccole storie nelle parole dei protagonisti della poesia tedesca contemporanea a cura di Massimo Bonifazio.

Ascolta qui tutti gli appuntamenti >>

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Cesare Cases, Laboratorio Faust

LabFaust[È uscito Laboratorio Faust. Saggi e commenti di Cesare Cases, a cura di Roberto Venuti e Michele Sisto (Quodlibet, Macerata 2019, pp. XLIV-574). Il volume è stato presentato dai curatori a Fahrenheit. Qui la recensone di Andrea Casalegno, apparsa sull’Indice dei libri del mese.]

Andrea Casalegno

Wolfgang Goethe visse l’intera vita con Faust: dal primo incontro con lui, nell’infanzia, al teatro dei burattini, alle ultime correzioni al Faust, pochi giorni prima di morire, nel marzo 1832. Il 17 marzo scriveva all’amico Wilhelm von Humboldt, il fondatore dell’Università di Berlino: “Sono più di sessant’anni che avevo in me la concezione del Faust, in gioventù chiara fin dal principio, meno precisa quanto all’ordinamento”. Qualcosa di analogo può dirsi di Cesare Cases, intellettuale europeo e militante culturale della sinistra prima e più che germanista, cofondatore e direttore dell’“Indice dei libri del mese”: dall’entusiasmo giovanile alla decisione di raccogliere in volume tutti i suoi interventi, editi e inediti, sul capolavoro della letteratura tedesca. Nasce così, sia pure con ritardo, Laboratorio Faust, a cura e con la doppia introduzione di Michele Sisto e Roberto Venuti: la miglior introduzione al Faust oggi disponibile in italiano. Michele Sisto è anche l’autore di un libro importante e originale, Traiettorie. Studi sulla letteratura tradotta in Italia (pp. 320, Quodlibet, Macerata 2019): sette ampi saggi in cui esplora il rapporto tra “letteratura tradotta e storia letteraria nazionale” attraverso lo scambio culturale tedesco-italiano. Nel primo, notevole saggio sui “primi mediatori italiani del Faust di Goethe (1814-1835)”, si mette tra l’altro in luce l’importanza della recensione pubblicata nel 1827 da Giuseppe Mazzini.

Ma torniamo a Laboratorio Faust. Le prime 200 pagine comprendono gli scritti editi, intorno alla grande Introduzione del 1965 per la traduzione di Barbara Allason (rilevata dalla De Silva di Franco Antonicelli) per la “Nuova Universale” Einaudi. Precedono e seguono interventi più brevi, scritti tra il 1957 e il 1989, scintillanti di verve, intelligenza, erudizione. La sua interpretazione prende le mosse dagli Studi sul Faust di György Lukács, il quale a sua volta partiva da un passo geniale dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, in cui Karl Marx rileva come il potere della magia che Mefistofele mette al servizio di Faust sia un equivalente del potere del denaro nella società capitalistica. Marx cita i versi in cui Mefistofele reagisce alla disperazione di Faust, che riassumo così: “Ma fatti furbo! Se mi compro sei cavalli non è mia la loro forza? Via di galoppo, come se avessi ventiquattro gambe!”
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L’importanza di capire Kafka e Il Processo

Matteo Moca

Certo stupirà scoprire, per chi non è avvezzo alla storia editoriale di Kafka, che dopo la prima traduzione in italiano del 1933 del Processo, pubblicata nella collana “Biblioteca europea” dell’editore Frassinelli diretta da Franco Antonicelli, dovettero passare quarant’anni prima di vederne una seconda.

Un dato accessorio se si trattasse di un altro scrittore, ma importante se si parla di Kafka perché permette di comprendere le letture italiane dello scrittore praghese di critici e scrittori come Tommaso Landolfi o Italo Calvino, Elio Vittorini o Franco Fortini, Federico Fellini o Elio Petri. A tradurlo fu Alberto Spaini, giornalista e scrittore, che aveva già dato alle stampe negli anni precedenti traduzioni epocali, come quella delle Esperienze di Wilhelm Meister di Goethe, le Opere complete di Georg Buchner o l’Opera da tre soldi di Brecht. Continue reading

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Klassiker und Spitzentitel. Zeitgenössische deutsche Literatur in Italien

[In occasione della Fiera del libro di Francoforte il Goethe-Institut fa una ricognizione sull’interesse degli italiani nei confronti della letteratura tedesca.]

Bettina Gabbe

Das Interesse an deutscher Literatur ist in Italien in den vergangenen Jahren gesunken, vor allem für zeitgenössische Literatur. Gleichzeitig setzen Klassikerausgaben wie die soeben erschienene Hölderlin-Übersetzung auch Maßstäbe für deutsche Wissenschaftler.

Wenn Luigi Reitani Friedrich Hölderlin gegen mangelnde Achtung in Deutschland vor dessen Werk als Autor von Briefen verteidigt, entsteht der Eindruck, nirgends herrsche größeres Interesse für dessen Werk als ausgerechnet in Italien. Der bisherige Leiter des Istituto Italiano di Cultura in Berlin verfügt in seiner eigenen Bibliothek nicht nur über eine liebevoll gehütete große Sonderabteilung zu dem Dichter. Er hat vor Kurzem auch eine viel beachtete Neuübersetzung von Hölderlins Werken ins Italienische herausgegeben.

Continua a leggere sul sito del Goethe-Institut

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Un nuovo Hölderlin

COF_holderlin_cof_meridiani.indd 8 ottobre 2019
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere
16:30 c.t.
A1 – P.zza S. Alessandro 1

Nella cornice della settimana tedesca in Italia

Presentazione e discussione del nuovo “Meridiano” dedicato a Friedrich Hölderlin e curato da Luigi Reitani e dedicato a Prose, teatro e lettere

 

PROGRAMMA
Saluto del Magnifico Rettore, Elio Franzini
Intervengono Cesare Lievi, Adele Netti e Luigi Reitani
Moderano Marco Castellari e Lucia Mor

dalla presentazione editoriale

Questo volume raccoglie, per la prima volta in Italia: il romanzo Hyperion, che per trent’anni accompagnò la tormentata vicenda esistenziale di Hölderlin; le tre stesure del dramma La morte di Empedocle; gli scritti in prosa in larga parte pubblicati postumi; infine, l’intero epistolario, 313 lettere dell’inestimabile valore. La curatela è firmata da Luigi Reitani, studioso eccellento dell’opera di Hölderin, già curatore del Meridiano di Tutte le liriche.

www. lingue unimi.it

www.oscarmondadori.it/collana/meridiani-mondadori

www.italien.diplo.de/it-it/Nonfarmimuro

 

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DDR trent’anni dopo: la ricerca della stabilità di un popolo nel suo passato, presente e futuro attraverso le opere di Tellkamp, Zeh e Urban

Muro-di-Berlino-trenta-anni-dopo

Simone Caforio

Il 2019 è l’anno in cui si celebra l’anniversario dei trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino avvenuta nella notte del 9 novembre 1989. Durante questi trent’anni numerosi sono gli autori, che si sono cimentati nella narrazione di eventi che, in un modo o nell’altro, fossero legati al non più esistente Stato costituito dalla DDR. In Ein weites Feld (1995) Günter Grass è riuscito a riprodurre l’atmosfera di una passeggiata verso la porta di Brandeburgo di due personaggi, Fonty e Hoftaller, allegorie dei due stati tedeschi ormai riunificati. E ancora, solo per fare qualche esempio, Der geteilte Himmel (1963) di Christa Wolf, Simple Storys. Ein Roman aus der ostdeutschen Provinz (1998), una raccolta di racconti di Ingo Schulze, così come Helden Wie Wir (1995) di Thomas Brussig, un romanzo incentrato sulla vita di un ragazzo, Klaus, sulla sua giovinezza e sulla sua formazione fino alla fatidica notte della caduta del muro.

Così come tre sono i decenni ormai trascorsi dalla notte della Wende, tre sono i romanzi, che vengono presi in analisi in quest’articolo, per descrivere l’esperienza della DDR in tre diversi lassi temporali: il passato, il presente e il futuro. Continue reading

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Call for Papers: Forms, History, Narrations, Big Data: Morphology and Historical Seqeuence. Torino, 21-22 novembre 2019

Pubblichiamo di seguito la Call for Papers del Convegno Forms, History, Narrations, Big Data: Morphology and Historical Seqeuence, organizzato dal Centro Studi Arti della Modernità, che si svolgerà a Torino il 21 e il 22 novembre 2019.

INTERNATIONAL CONFERENCE

FORMS, HISTORY, NARRATIONS, BIG DATA:
MORPHOLOGY AND HISTORICAL SEQUENCE

FORME, STORIA, NARRAZIONI, BIG DATA:
MORFOLOGIA E DIACRONIA

Centro Studi “Arti della Modernità”

November 21-22, 2019 – Torino (Italy)

CALL FOR PAPERS

PDF VERSION: CSAM – Morphology and Historical Sequence – CFP

Historical explanation, explanation seen as a linear hypothesis, is just one way of gathering data – their schema. One can equally well consider data in their reciprocal relation and summarize them in a general image regardless of the form of a chronological development. Wittgenstein’s remarks on Sir James Frazer’s The Golden Bough, echoes similar stances coming from different fields of enquiry, such as Propp’s Morphology of the Folktale (1928) and André Jolles’ Einfache Formen (1930). They open up an on-going critical debate about how to study historical phenomena.  Continue reading

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Ladri di identità. Il nuovo libro di Alessandro Costazza sulla letteratura tedesca della Shoah

Attorno alla Giornata della memoria 2019 esce il corposo volume monografico di Alessandro Costazza sui Ladri di identità, dedicato al delicato e complesso rapporto tra la finzionalità della testimonianza e la testimonialità della finzione letteraria e centrato su quattro esempi paradigmatici della letteratura tedesca contemporanea. “il quadrifoglio tedesco” si arricchisce così di un ulteriore contributo alla riflessione su identità, testimonianza e memoria, filo rosso di molti dei volumi pubblicati a partire dall’esordio della collana con Mia sorella Antigone di Grete Weil.

QT38_Costazza_copertinaLe opere prese in considerazione sono in due casi testimonianze – vere o false – della Shoah, e in altri tre casi romanzi, vale a dire finzioni dichiarate sulla Shoah. Quattro di queste opere furono al centro di veri e propri scandali letterari, che fecero molto scalpore e occuparono a lungo le pagine culturali dei giornali e la critica internazionale. Il filo rosso che unisce queste opere è rappresentato dal furto d’identità e quindi dalla falsa testimonianza: in due casi l’argomento è oggetto della rappresentazione letteraria (La tela, di Benjamin Stein e Il nazista e il barbiere, di Edgar Hilsenrath), mentre in altre due occasioni è l’autore stesso a essersi appropriato attraverso la scrittura di un’identità non sua (Frantumi, di Binjamin Wilkomirski e La tana di fango, di Wolfgang Koeppen).

L’immagine di copertina obbedisce ironicamente al titolo del celebre quadro di René Magritte Riproduzione vietata (1937) e lo adatta alle riflessioni del volume. L’immagine mostra, scrive l’autore nella PremessaContinue reading

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Un companion italiano su Durs Grünbein

Esce ne “il quadrifoglio tedesco” la prima raccolta di studi in lingua italiana su Durs Grünbein, nato a Dresda nel 1962 e voce più nota della poesia tedesca contemporanea. Ad aprire il volume, curato da Daniele Vecchiato, è la Ouverture a posteriori, un testo dello stesso Grünbein qui per la prima volta versato in italiano.

I sQT39_Vecchiato_copertinaaggi di Anna Maria Carpi, Anne Fuchs, Matteo Galli, Joanna Jabłkowska, Fabian Lampart, Albert Meier, Ernst Osterkamp, Italo Testa, Amelia Valtolina, Michele Vangi e Daniele Vecchiato offrono attraverso percorsi di lettura tematici e per opere una panoramica sulla poesia e la saggistica di Grünbein, esplorando i nuclei essenziali della sua produzione: il corpo, la storia, la memoria, il dialogo con la filosofia e le arti. Al contempo, i nuovi contributi ampliano l’orizzonte su territori critici nuovi e su testi più recenti. Il volume si chiude con una sezione dedicata alle poesie “italiane” di Grünbein, alla sua ricezione nel nostro paese e al suo rapporto con la tradizione letteraria italiana.

Leggiamo dalle osservazioni conclusive di Anna Maria Carpi, che ci regala una nuova traduzione

Così pensavo di tanto in tanto stendendo questa mia riflessione di traduttrice, cui devo ora invece aggiungere, ancora non formulabili, il mio stupore e il mio plauso per la raccolta Zündkerzen (“Candele di accensione”, 2017) che contiene qualche testo già noto ma moltissimi nuovi: certo, è sempre più prosa che poesia, se poesia volesse dire canto, ma è uno squarcio grandioso sul mondo, aggiornato sul nostro ultimo oggi. Leggiamo per esempio il testo d’apertura, intitolato Aus einem Buch der Schwächen (“Da un libro delle debolezze”)

Agenda gigantesca questa vita –
ben diversa all’arrivo, poi così.
Se chiudiamo gli occhi ci vediamo
su un ascensore: conta gli anni come
i piani della casa. In mezzo smonta
qualcuno e va per l’andito al suo doppio.
Per metà inciampa e bussa a porte sbagliate
perché fuori c’era dipinto un cuore. E poi –
questo crollare dalla stanchezza, che fa così bene.
Ora di giorno in giorno cade un petalo
dal folle mazzo che ancor ieri enorme
quasi faceva esplodere il suo vaso.
Ortensia blu anemone selvaggio tulipano nero –
e come suona d’improvvisazione:
studi per un pianoforte-giocattolo – un verso senz’aggrappo.
Senz’aggrappo vuol dire: moriamo e non si nota
e a un tratto ci rallegra
di vivere come fossimo immortali,
intanto ad arginarci è la scrittura e ogni
parola singola è centrale. Su, mettiti,
scrivi il libro delle tue quotidiane debolezze.

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