L’uomo e la (sua) fine. Saggi su Günther Anders

Anders
L’uomo e la (sua) fine
Saggi su Günther Anders

a cura di
Micaela Latini e Aldo Meccariello

Trieste, Asterios, 2014

Testi di: Andrea Bonavoglia, Antonio Stefano Caridi, Devis Colombo, Mario Costa, Vincenzo Cuomo, Leonardo V. Distaso, Micaela Latini, Sante Maletta, Aldo Meccariello, Francesco Miano, Pier Paolo Portinaro, Vallori Rasini, Stefano Velotti, Silvia Vizzardelli.

I saggi qui raccolti indagano, da diversi punti di vista, la poliedrica e attualissima opera di Günther Stern-Anders (1902-1992), nei suoi aspetti e nella sua potenzialità, esplorando soprattutto il tema apocalittico della fine della umanità. Continue reading

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Monika Schmitz-Emans a Villa Vigoni e a Milano. Giornate dei giovani germanisti italiani

Comicsliterature2 (7)Il 23 e 24 settembre Maurizio Pirro, Massimo Salgaro e Michele Vangi organizzano con il sostegno del DAAD e in collaborazione con l’Associazione Italiana di Germanistica una Nachwuchstagung a Villa Vigoni che ha l’intento di rafforzare scambi di idee e coesione fra le generazioni di studiosi: La germanistica italiana e i suoi metodi attuali. Giornate dei giovani germanisti italiani.
 
Insieme alla germanista ospite principale – Monika Schmitz-Emans (Ruhr-Universität Bochum) – e ad altri studiosi di levatura internazionale, il gruppo di germanisti convenuto a Loveno di Menaggio si confronta su tre ambiti di ricerca:
1. Romantische Wissensdiskurse und Schreibweisen;
2. Schreiben, Schrift und Buchstaben bei Franz Kafka;
3. Der Comic als Erzählung: Beispiele, Konzepte und Reflexionen.

QUI IL PROGRAMMA

Le giornate si concludono il 24 settembre all’Università degli Studi di Milano con una lectio magistralis tenuta da Monika Schmitz-Emans in lingua italiana:
Il fumetto letterario e la mappatura della letteratura universale. Letteratura e fumetti in una prospettiva comparata
(h. 18:30. Sala di Rappresentanza del Rettorato. Presentazione di Marina Brambilla)

QUI LA LOCANDINA della lectio magistralis

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La fantascienza nella DDR, II

[Seconda puntata (di tre, la prima è qui) della ricognizione di Alessandro Fambrini sulla Fantascienza nella DDR.]

Alessandro Fambrini

2. Gli anni settanta

Come si è visto nella prima parte di questo studio relativo alla storia della fantascienza nella Repubblica Democratica Tedesca, già alla fine degli anni sessanta si erano segnate le prime uscite dalle delimitazioni di campo – peraltro mai rigorosamente segnate e ghettizzanti come qui da noi in Occidente – che avevano visto nei decenni precedenti imporsi due filoni principali interni al genere, quasi sempre improntati – qualora si prescinda da quello utopico, che si situa a parte – a intenti divulgativi, fossero essi di tipo politico oppure tecnologico-scientifico, realizzati attraverso impianti avventurosi, secondo modelli arcaici e ancora tardo ottocenteschi nella loro struttura, su cui venivano innestati nuovi contenuti etico-ideologici.

Gli anni settanta si aprono con immense novità sullo scenario mondiale. Il “disgelo” che scioglie il clima di guerra fredda, avvicinando in un balletto le grandi potenze, va a investire anche i rapporti tra Germania Federale e DDR. I socialdemocratici al potere in BRD aprono relazioni diplomatiche con il paese gemello (il 19 marzo 1970 si ha lo storico incontro del cancelliere Brandt con il premier tedesco orientale Stoph a Erfurt), che viene così di fatto riconosciuto come soggetto reale: nel 1972 l’accordo di Bonn tra i due paesi dar… il via a un processo di normalizzazione che culminerà con l’accoglimento, nel 1973, della DDR quale membro dell’ONU. Erich Honecker, che nel 1971 aveva assunto la direzione della SED divenendo di fatto il leader della DDR, promuove al suo insediamento un progetto che invita gli scrittori a invadere spazi fino ad allora sconosciuti alla letteratura di regime, per lo più impegnata – in narrativa – a seguire le coordinate del realismo socialista. Continue reading

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Studi Germanici on-line


La nuova serie della rivista Studi Germanici (n. 1/2012, n. 2/2013, n. 3-4/2013) è ora integralmente in rete. Per consultarla e scaricarla in pdf basta cliccare su ‘archivio’ nella barra gialla del menù, in alto a destra.

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Comunicare n. 6: Laudatio a Yoko Tawada

[E' uscito il n. 6 di «Comunicare letteratura». Ne riportiamo qui l'editoriale firmato da Paola Maria Filippi e, in pdf, il testo della Laudatio a Yoko Tawada pronunciata da Peter Waterhouse in occasione del conferimento alla scrittrice dell'Übersetzerpreis der Kulturstiftung Erlangen. M.S.]

Paola Maria Filippi

L’esplorazione dell’intreccio di lingue, linguaggi e culture di cui la letteratura è depositaria, da sempre leitmotiv di «Comunicare letteratura», in questo numero 6/2013 risulta particolarmente proficua. Fin dal primo intervento di Roberto Galaverni, che indaga lo speciale rapporto di Fortini con Saba, la cifra dell’appropriazione creativa del linguaggio altrui si rivela chiave necessaria per meglio intendere la riscrittura del poeta fiorentino e allo stesso tempo «pre-testo» per la rimeditazione saggistica dello studioso del nuovo millennio. Continue reading

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Hölderlin — poesia e musica a Venezia

NonoL´8 settembre ha luogo alla Fondazione Cini un incontro di studio e di riflessione dedicato a Una poesia ‘gravida di futuro’. Friedrich Hölderlin e la musica del XX secolo. 

Dalle 14:30 relazioni di Massimo Cacciari, Manfred Frank, Giacomo Manzoni, Luigi Reitani e Charlotte Seither, con la moderazione di Gianmario Borio e Sabine Meine. A coronare la giornata, il concerto A Luigi Nono in occasione del novantesimo anniversario della nascita (20:00)

Qui il programma

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Alessandro Fambrini, Friedrich Nietzsche. La prima ricezione

FambriniAlessandro Fambrini

Friedrich Nietzsche
La prima ricezione

Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici, 2014

Nell’ambito della ricezione di Friedrich Nietzsche fu importante il ruolo di alcuni autori e intellettuali scandinavi come il danese Georg Brandes e lo svedese Ola Hansson, che furono tra i primi a occuparsi di Nietzsche e a presentarlo al pubblico europeo con articoli e rassegne pubblicati sulle riviste tedesche di più ampia diffusione tra il 1889 e il 1893. La prima ricezione di Nietzsche si configura dunque come un fenomeno scandinavo prima che tedesco. L’obiettivo di questo studio è di recuperare le fonti nordiche, dimenticate a causa del rapidissimo evolversi delle fortune nietzscheane in Germania.

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Robert Musil, Unioni

Robert Musil

Unioni

a cura di Magdalena M. Rasmus

Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici, 2014

Tre celebri novelle di Robert Musil, già pubblicate in Italia a partire dagli anni Sessanta, vengono qui riproposte all’interno di una più ampia riflessione dell’autore sulla novella come genere letterario. Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione del Törleß il giovane Musil intraprende un tormentato percorso di studio e di analisi vòlto alla definizione di un proprio stile di scrittura. Questo intenso e sofferto lavorìo trova nella novella il proprio campo d’azione privilegiato, una sorta di accidentato terreno di esercitazione sul quale lo scrittore misura insieme le proprie capacità e la propria stessa vocazione. Continue reading

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Thomas Mann als Essayist

Thomas Mann als Essayist

Internationales Forschungskolloquium Messina 2012

Hrsg. von Jutta Linder und Thomas Sprecher
Frankfurt/M, Klostermann, 2014, 230 S.
Thomas-Mann-Studien 48

Neben seinem dichterischen Schaffen ist auch Thomas Manns essayistische Produktion überaus reich gewesen. Welches Ausmaß sie ber letzten Endes gehabt hat, zeigt sich – im Zuge des Voranschreitens der Großen kommentierten Frankfurter Ausgabe – erst in unseren Tagen.

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Walter Benjamin, Breve storia della fotografia

Valentina Savietto

Walter Benjamin, Breve storia della fotografia, trad. e a cura di Sabrina Mori Carmignani, Bagno a Ripoli (Firenze), Passigli Editori, 2014, 96 p.

Benjamin FotografiaDalla seconda di copertina (estratto): «Può forse apparire singolare che uno studioso del calibro di Walter Benjamin si avventurasse nel 1931 a stilare la storia di una tecnica, quale quella fotografica, che non aveva allora che un centinaio d’anni o poco più, avendo Niépce e Daguerre fondato solo nel 1829 la prima società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. E ancora più singolare che il filosofo tedesco già parlasse in queste sue pagine di periodo d’oro e di declino dell’arte fotografica. Continue reading

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Hölderlin, l’Italia e la musica

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Domani ha inizio la trentaquattresima conferenza biennale della Hölderlin-Gesellschaft: fino a domenica 15 giugno esperti e appassionati discutono del tema Hölderlin und die Religion a Costanza.

Sempre più ampio è il contributo italiano agli studi sul poeta svevo — in quest’occasione, ad esempio, sono fra i relatori Luigi Reitani e Mariagrazia Portera. Sono ormai cent’anni che studiosi nostrani indagano Hölderlin, ancora più indietro datano le prime traduzioni e i primi casi di transfer interculturale. Proprio un anno fa, la fondazione della sezione italiana della Hölderlin-Gesellschaft (Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici)  e il contestuale convegno internazionale “Friedrich Hölderlin in Italia: poesia, pensiero, ricerca” / “Friedrich Hölderlin in Italien: Dichtung, Denken, Forschung” hanno segnato un importante momento di riflessione sui vari rapporti fra il poeta e il nostro paese.

A documentazione del convegno è nato un numero speciale della rivista internazionale online open-access “Studia theodisca”, Hölderliniana I, curato da Elena Polledri e da me. Il volume, in due lingue, è uscito in questi giorni e raccoglie in tre sezioni testi, studi e recensioni (qui l’indice, qui la premessa; tutti i materiali sono scaricabili liberamente in .pdf).

Tra i vari contributi, riporto qui sotto il discorso inedito di Giorgio Vigolo Quali musiche suonò Hölderlin, che il poeta romano tenne proprio all’Istituto Italiano di Studi Germanici nel 1966. L’edizione è a cura di Giovanna Cordibella.

M.C.

 

Intendiamo qui proporre un problema, invitare a una ricerca su un aspetto abbastanza sibillino della vita di Hölderlin. A quanto almeno ci risulta, questo problema è stato poco indagato e forse nemmeno posto nei suoi termini più elementari ed empirici. Quali musiche suonò Hölderlin? Quali strumenti, quali autori, quali opere di musicisti?

Sul poeta, sulle sue liriche, sui suoi inni, sulla tragedia Empedokles, sul romanzo epistolare Hyperion, sui suoi frammenti estetici e filosofici si è scritto in questi ultimi cinquant’anni forse più che su qualunque altro poeta, biblioteche intere di letteratura critica ed esegetica, non solo in Germania, ma anche in Francia e in Italia. Hölderlin è stato in un certo senso il poeta prediletto e il più citato anche dai filosofi del Novecento, da esistenzialisti e fenomenologi, basti qui ricordare, con Jaspers, il solo nome di Martin Heidegger. Di Hölderlin sono stati studiati a fondo i rapporti con l’idealismo filosofico, con Hegel e Schelling, con i Romantici, con Schiller e Goethe, con la Grecia e col Cristianesimo e perfino con Ignazio da Loyola. Quando si apre l’Hyperion e si legge il motto in epigrafe «Non coerceri maximo, contineri minimo divinum est», si pensa piuttosto a una massima di estetica, di poetica, a un principio di stile; pochi ricordano che sono le parole scritte sulla tomba di Loyola.

Continua a leggere in .pdf

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Timur Vermes, Lui è tornato

Valentina Savietto

Timur Vermes, Lui è tornato, trad. di Francesca Gabelli, Milano, Bompiani, 2013, 448 p.

Lui è tornato

Dalla seconda di copertina (estratto): «È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c’è traccia di Eva. Continue reading

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Berlino alla fine della storia

[Segnalo questo lungo saggio, sanamente ambizioso, uscito su Le parole e le cose. Interessanti anche i commenti che ha suscitato. M.S.]

Guido Mazzoni

1. La città allegorica

Berlino è la vera città allegorica del XX secolo, il luogo in cui si sono scontrate fisicamente le tre forme di vita che, nel corso del Novecento, hanno cercato di governare le enormi masse umane generate dalla rivoluzione industriale, dalla tecnica e dall’esplosione demografica moderna. A Berlino si sono combattuti il più grande conflitto palese e la più grande guerra latente della storia; a Berlino il fascismo, il comunismo e la Western way of life hanno lasciato una traccia di sé nella forma delle strade e delle case. Negli anni Trenta Hitler e Speer progettavano di distruggere e rifondare la capitale grande-borghese dopo averla conquistata politicamente; fra il 1943 e il 1945 gli inglesi, gli americani e i russi avrebbero raso al suolo l’architettura nazista e l’architettura grande-borghese, distruggendo una città che la Germania Est e la Germania Ovest avrebbero poi ricostruito secondo visioni del mondo contrapposte, ma unite dalla grammatica edilizia del modernismo povero, quella che ha edificato tutte le periferie europee nel secondo dopoguerra, mentre le periferie del Terzo mondo crescevano secondo la grammatica della baraccopoli, che dilagherà ovunque nel XXI secolo neoliberista. Poi, all’inizio degli anni Sessanta, il socialismo reale avrebbe sventrato la città pur di impedire ai propri cittadini di passare alla Western way of life, costruendo una delle più grandi fortificazioni mai edificate in ambiente urbano, e creando la frontiera simbolica dove la guerra fredda che fra il 1945 e il 1989 ha diviso il pianeta sarebbe diventata, per quasi tre decenni, un conflitto visibile. Continue reading

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La questione della Questione del sergente Grischa

Grischa[Sul n. 6 di tradurre, la rivista diretta da Gianfranco Petrillo, si possono leggere tra l'altro l'intervento di Bruno Berni sul Perché ritradurre Andersen, la recensione di Barbara Ivančić al volume Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre (Quodlibet 2012) di Irene Fantappiè, e un articolo di Natascia Barrale sulla vicenda italiana del Grischa di Arnold Zweig, di cui riportiamo l'incipit. M.S.]

Natascia Barrale

Negli anni trenta i lettori italiani mostravano di apprezzare i toni nuovi e realistici dei romanzi stranieri giunti in traduzione sugli scaffali delle librerie. In cima alle classifiche di vendita, tra gli altri, vi erano i romanzi di guerra tedeschi, che raccontavano il primo conflitto mondiale visto con gli occhi del nemico perdente. Mondadori da qualche tempo stava cavalcando l’onda del successo delle narrative straniere e, nello stesso anno in cui si dedicò in prevalenza ai capolavori ottocenteschi con la collana «Biblioteca romantica», cominciò a sfruttare la nuova moda e a rivolgere l’attenzione anche alle novità letterarie contemporanee, creando una collana ad hoc. Continue reading

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Ritualità massonica nella letteratura della Goethezeit

Gianluca PPaolucciaolucci

Ritualità massonica
nella cultura della Goethezeit

Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici, 2014

Premio Baioni 2012-2013
per la sezione tesi di dottorato

La massoneria ha caratterizzato la vita politica, sociale e culturale dell’Europa del Settecento, influenzando anche l’opera di intellettuali, artisti e scrittori. Questo studio analizza le modalità con le quali la letteratura europea, e in special modo la tedesca, tra Sette- e Ottocento, ha rielaborato narrativamente ed esteticamente motivi e tematiche provenienti dall’ambito massonico. Con lo sguardo rivolto alle dottrine e alle pratiche rituali libero-muratorie e alla nascente cultura dei media nel Settecento, nel libro si dimostra come i dibattiti del tempo siano stati interpretati quali veri e propri rituali che intendevano coinvolgere i lettori o gli spettatori nell’ “esperienza” che avveniva nello spazio segreto ed “eterotopico” delle logge. In tal senso, si individuano significativi nessi tra le pratiche iniziatiche massoniche e quelle letterarie proprie della Goethezeit.

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