Lukács a Roma

Segnaliamo un convegno sul giovane Lukács che si terrà alla Sapienza di Roma tra il 25 e il 27 maggio, a cura di Mauro Ponzi, Gabriele Guerra e Daniela Padularosa.

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Programma:

25 MAGGIO 2016, ore 15

Aula VI, Villa Mirafiori (via Carlo Fea 2, Roma)

Saluti del Magnifico Rettore Prof. Eugenio Gaudio Saluti del Preside Prof. Stefano Asperti Moderatore: Prof. Mauro Ponzi

Stefano Petrucciani, Reificazione: avventure e disavventure di un concetto

Nicola Emory, La reificazione della reificazione e il non-conformismo della critica

Antonello Bigini, L’Europa del giovane Lukács. tra rivoluzione e reazione

Francesca Bernardini, Lukács in Italia

26 MAGGIO 2016, ore 9.30
Istituto Italiano di Studi Germanici (Via Calandrelli 25, Roma)

Saluti del Presidente dell’Istituto Prof. Roberta Ascarelli

Moderatore: Prof. Mauro Ponzi

Matthias Schmidt, Die Essayistik des frühen Georg Lukács und ihre Auswirkung auf Benjamin

Andrea Seidler, Lukács Tagebuch

Tom Rockmore, Lukács, Marxism and the Thing in Itself

Wolfgang Müller-Funk, Die Realismus-Debatte

Agnes Heller, Der junge Lukács über die russische Literatur

26 MAGGIO 2016, ore 15.30

Istituto Italiano di Studi Germanici (Via Calandrelli 25, Roma)

Moderatore: Stefano Gensini

Gabriele Guerra, Nuova solitudine e nuova comunità: il giovane Lukács legge Stefan George

Francesco Muzzioli, L’anima e le forme nella crisi della modernità

Mauro Ponzi, L’estetica di Heidelberg

Michele Cometa, Lukács tra mistica e messianesimo: trent’anni dopo

A seguire: Concerto della Corale Aureliana

27 MAGGIO 2016, ore 9.30

Aula VI, Villa Mirafiori (Via Carlo Fea 2, Roma)

Moderatore: Gabriele Guerra

Aldo Mastropasqua, Lukács e il moderno

Ulisse Dogà, Dante nell’estetica del giovane Lukács

Paolo Vinci, Dostoevskij: Benjamin o Lukács?

Giuseppe Di Giacomo, Attualità della Teoria del romanzo

Giorgio Cesarale, Hegel e Lenin nel giovane Lukács marxista

 

 

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Uwe Johnson liberato

Uwe Johnson
I giorni e gli anni (20 giugno 1968-20 agosto 1968)
traduzione di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini
L’orma, 2016, 519 pp., € 26

[In occasione dell’uscita del quarto e ultimo volume della teralogia I giorni e gli anni di Uwe Johnson per L’Orma editore, riprendiamo da Alfabeta2 gli articoli di Andrea Cortellessa, Anna Ruchat e mio, insieme a un autocommento dello stesso Johnson. M.S.]

Andrea Cortellessa

A due anni di distanza dalla pubblicazione del Terzo volume dei Giorni e gli anni, coll’uscita del Quarto nelle scorse settimane, L’orma editore ha vinto una scommessa che, nelle premesse, appariva tutt’altro che scontata. Come ben ricostruisce Michele Sisto, se Johnson era stato un autore-simbolo della prima Feltrinelli, che negli anni Sessanta lo introdusse al pubblico italiano per il tramite fondamentale di Enrico Filippini e, due anni dopo l’uscita dell’originale, nel 1972 pubblicò il primo volume di Jahrestage (nella traduzione di Bruna Bianchi) col titolo Anniversari (ma sintomaticamente già allora non proseguì nell’intrapresa, coi successivi volumi usciti in tedesco nel ’71 e nel ’73), e se già nel 2002 investire sul suo nome cambiava completamente di segno, per la stessa Feltrinelli che, su spinta stavolta di Michele Ranchetti, metteva in cantiere una nuova traduzione integrale della colossale tetralogia affidandola a Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini, l’abbandono dell’intrapresa dopo la pubblicazione del Secondo volume, nel 2005, rappresentava il segno più preciso del tempo in cui l’editoria è (solo) A scopo di lucro (come dieci anni prima s’era intitolato il suo manifesto, a firma di Franco Tatò – all’epoca AD di Fininvest e Mondadori – uscito da Donzelli).

Un caso parallelo a quello di Johnson, presso la tradizionale rivale Einaudi, è quello del non meno grande Michel Leiris: anche lui autore di una tetralogia, La règle du jeu, pubblicata in Francia in tempi molto più laschi di quella di Johnson (dal ’48 al ’76) ma a sua volta destinata a interrompersi, per i lettori italiani, al Secondo volume (Carabattole, tradotto dal compianto Ivos Margoni nel 1998, nella poi perenta NUE). Nel frattempo però lo Johnson «italiano» (a differenza forse di Leiris) è divenuto, per la nostra cultura, forse più importante di quanto fosse stato per quella degli anni Sessanta, che aveva avuto fra i suoi punti di riferimento Congetture su Jakob e Il terzo libro su Achim (a loro volta fattesi, ormai, delle rarità per bibliofili). Il «caso» di Roberto Saviano, di cui parla Sisto, non è che il più clamoroso: non c’è dubbio, per esempio, che altri due narratori almeno altrettanto importanti, come Giorgio Falco e Davide Orecchio (autori entrambi di importanti recensioni alle «uscite» italiane di Johnson), abbiano guardato con estremo interesse ai Giorni e gli anni. Che oggi a doversi far carico di un compito di tale rilevanza culturale sia, anziché unamajor come Feltrinelli a tutt’altro affaccendata, una sigla piccola per quanto raffinata come L’orma la dice, sulle condizioni della nostra editoria, non lunga: lunghissima.

Del resto, come a sua volta ottimamente ricostruisce Anna Ruchat (che ringraziamo anche per aver scovato e tradotto un raro autocommento di Johnson alla sua opera, quando era ancora ben lungi dal concludersi peraltro), I giorni e gli anni aveva finito per diventare un incubo per lo stesso autore: il quale, dopo aver pubblicato i primi tre in rapida successione, ritardava all’infinito la consegna di un Quarto e conclusivo che, oscuramente, egli sapeva forse destinato a coincidere con la fine non solo dell’opera – ma, anche, dei suoi giorni. L’editore Unseld, contro i propri stessi interessi, lo invita a lasciar perdere; ma Uwe Johnson non era il tipo da arrendersi. Il Quarto volume esce nel 1983 e l’anno dopo, in effetti, il suo autore esce di scena.

È una storia questa, di sacrificio prometeico e totale fusione di vita e opera, che nulla ha da invidiare alle biografie letterariamente «eroiche» della prima metà del secolo – a quelle di Proust, Joyce o Gadda, si vuol dire. Per un editore che voglia essere degno di questo nome, votarsi a farsene testimoni – contro ogni calcolo di «lucro» – non è, non dovrebbe essere, l’ossessione di un aficionado più o meno maniaco. Dovrebbe essere quello che oggi nessuno forse può, e certo nessuno vuole, assolvere: un servizio pubblico.

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La nuova traduzione del Doctor Faustus nei Meridiani

DF

Thomas Mann

Doctor Faustus
e Romanzo di un romanzo

nuova traduzione e cura di Luca Crescenzi

Milano, Mondadori, I Meridiani, 2016, 1376 p.

Dalla presentazione editoriale: «Scritto in esilio tra il 1943 e il 1947, narra le vicende del geniale compositore Adrian Leverkühn, nel quale – ispirandosi a Nietzsche – Mann ritrae una figura rappresentativa e simbolica dell’uomo tedesco vissuto tra fine ‘800 e inizio ‘900, dando una nuova interpretazione al tema del “patto col diavolo”. La nuova traduzione del noto germanista Luca Crescenzi è condotta sul testo tedesco filologicamente ricostruito, in molti passi diverso da quello finora noto; in più un’ampia introduzione e un ricchissimo commento. Il volume contiene inoltre il Romanzo di un romanzo, saggio in cui Mann ripercorre le fasi creative del Faustus».

Dalla recensione di Alessandro Zaccuri apparsa sull’Avvenire il 6 maggio scorso: «Il Doctor Faustus non è semplicemente l’allegoria del patto con il diavolo nazista stretto dalla nazione tedesca. I livelli di lettura del romanzo sono assai più complessi, come dimostra il germanista Luca Crescenzi nel saggio che introduce la sua nuova traduzione del romanzo e della relativa Genesi: pubblicato nei Meridiani, il volume prosegue la risistemazione del opera di Mann avviata nel 2010 da Mondadori con l’innovativa versione della Montagna magica (non più incantata) firmata da Renata Colorni. L’interpretazione suggerita da Crescenzi non si limita a riportare in superficie le fonti teologiche del libro, con particolare riferimento agli scritti di Paul Tillich sul “demoniaco”, ma contesta anche l’immagine corrente di un Mann non del tutto a suo agio in ambito musicologico, dato che la peculiare prosa di Leverkühn (la cui stratificazione stilistica è qui resa con un registro molto più ampio rispetto a quello della classica traduzione di Ervino Pocar) nasconde in sé un sofisticato sistema di notazione. Ma il fuoco prospettico dell’interpretazione sta nella sostanziale inaffidabilità del testimone Zeitblom. Mentre compatisce Adrian, Serenus sta in realtà cercando di scagionarsi, allontanando da sé la contraddittoria drammaticità dell’esperienza artistica sperimentata dall’amico. Ecco perché Mann sente il bisogno di un autocommento parentesi (il «romanzo di un romanzo»), proprio come André Gide il prima di lui, alle prese con la materia incandescente dei Falsari si era sentito in dovere di esibire le pezze d’appoggio del suo diario. Il diavolo, maestro di sottigliezza, non può essere battuto se non in astuzia».

Qui la recensione di Giorgio Montefoschi sul Corriere della Sera e quella di Quirino Prinicipe sul Sole24Ore.

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Fink und Fliederbusch trova l’editore!

[Uno dei nostri Libri in cerca di editore ha trovato casa. Esce in questi giorni, a cura di Fabrizio Cambi, nella collana Docudrama della casa editrice Analogon di Asti, che ha in catalogo «saggi della musicologia tedesca e anglosassone tradotti per la prima volta in italiano sulla storia e l’estetica del Lied tedesco, sulla musica da camera, sul rapporto tra poesia e musica, tra patologia e musica, sul canto, su teatro e cinema». M.S.]

Arthur Schnitzler

Fink und Fliederbusch

a cura di Fabrizio Cambi

Asti, Edizioni Analogon, 2016, 188 p.

Collana Docudrama
ISBN 9788898630189
anche in formato eBook

Dalla prefazione di Fabrizio Cambi: «La genesi di questa commedia risale già ai primi anni del Novecento e per vari aspetti tematici si intreccia nel tempo con l’opera teatrale Professor Bernhardi che, vietata in Austria, è rappresentata al Kleines Theater di Berlino il 28 novembre 1912. Fra ripensamenti e interruzioni il testo teatrale Fink und Fliederbusch è concluso durante la guerra e con la sua lunga gestazione sviluppa una serie di motivi ideologici riconducibili alle cause dello scoppio del conflitto. La pièce, farsa e satira insieme, è una critica sferzante dei media di inizio secolo e in particolare della stampa viennese.

Si confrontano le redazioni di due testate giornalistiche: il quotidiano liberaldemocratico «Die Gegenwart» e il settimanale conservatore d’intrattenimento «Die elegante Welt» che sotto la spinta del deputato parlamentare conte Niederhof dovrebbe trasformarsi in un quotidiano con un radicale programma clericale e nazionalistico. La contrapposizione dei due giornali si accentua quando Fliederbusch, giornalista precario della «Gegenwart», scrive anche per la «Elegante Welt» con lo pseudonimo di Fink, ribattendo di volta in volta sul piano ideologico e politico agli articoli del proprio alter ego. Fink, indotto dai redattori del settimanale conservatore a sfidare Fliederbusch a duello, è costretto a rivelare la sua doppia identità proprio sul campo della sfida dove si sono raccolti i giornalisti delle due testate. «L’altro ieri ero Fliederbusch… ieri ero Fink… oggi sono entrambi… forse nessuno dei due», ammette il protagonista suscitando nei presenti, dopo l’iniziale sorpresa e lo sconcerto, reazioni di ammirazione e di consenso. […] Nell’epilogo, amaro e umoristico con tanto di distensiva colazione collettiva, Fliederbusch accoglie la proposta del conte Niederhof di fondare un nuovo giornale in forza del fatto di avere sempre due convinzioni mentre lui nessuna.»

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Bestiarium. Rappresentazioni dell’umano e dell’animale

Dal 28 al 30 settembre 2016 presso l’Università degli Studi di Verona si terrà il Convegno Internazionale transdisciplinare “Bestiarium. Rappresentazioni dell’umano e dell’animale”,  rivolto a dottorandi e dottori di ricerca (da non più di 5 anni) italiani e stranieri. Maggiori informazioni sull’iniziativa saranno a breve disponibili sulla pagina:  https://bestiariumconvegno.wordpress.com/

Qui il Call for papers

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Brecht 1956-2016 – Sessant’anni di teatro al Piccolo

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Il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa organizza il ciclo di incontri Brecht 1956-2016 — Sessant’anni di Teatro al Piccolo, in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano (Alberto Bentoglio, Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali; Marco Castellari, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere).

I dodici incontri iniziano il 22 marzo e proseguono fino al 31 maggio, parallelamente al ritorno in scena dell’Opera da tre soldi a dodici lustri dalla storica rappresentazione di Giorgio Strehler e dalla morte dello scrittore tedesco. A questo link una descrizione e la possibilità di scaricare il programma in .pdf. In calce il programma completo

Il ciclo prevede incontri con studiosi, artisti e lavoratori del teatro. I temi spaziano dall’autore alla sua fortuna, dal suo contesto artistico e intellettuale alla sua attualità estetica e politica, anche con lo sguardo alla nuova e attesa regia di Damiano Michieletto.

Per aggiornamenti e informazioni: www.piccoloteatro.org (mail a: comunicazione@piccoloteatromilano.it) // www.lingue.unimi.it (mail a: marco.castellari@unimi.it)

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Georg Trakl in memoriam

Immagine via The 22 Magazine

Dario Borso

In Cultura e necrofagia (un contributo del 1978 che si può leggere ora in Elvio Fachinelli, Al cuore delle cose. Scritti politici 1967-1989, in uscita a mia cura per DeriveApprodi) la traduzione è vista come atto emblematico di riesumazione, se non di resurrezione, dei morti. Oggi 3 febbraio 2016, genetliaco di Georg Trakl, il discorso vale doppio, e spiego perché.

Antonio Porta incrociò Trakl nel 1965, grazie alla versione antologica appena datane da Leone Traverso. Da allora, per un ventennio il rapporto sarà di progressivo, pressoché quotidiano avvicinamento, nella forma di un destino quasi, o almeno di un’affinità elettiva.

Due le tappe decisive: la prima fu la pubblicazione nel 1974 sul mondadoriano Almanacco dello Specchio di tredici poesie trakliane tradotte insieme ad Anna Maria Farnararo, cognata di allora che gli garantì il controllo dell’originale tedesco; la seconda, cadenzata sulle Œuvres Complètes di Trakl tradotte da Marc Petit e Jean-Claude Schneider, si protrasse per tutto il 1988 fino alla vigilia della morte. Così di Porta restano varie versioni italiane, tutte ancora provvisorie; non provvisoria invece è la scelta sua di quaranta poesie trakliane disposte in ordine cronologico, che configurano un’immagine precisa e personalissima di Trakl (me ne occupo in un saggio di prossima uscita su “Acme”).

Grazie alla disponibilità competente della vedova Rosemary Liedl, l’anno scorso ho collazionato, controllato e riveduto l’intero materiale, salvo pormi e porci infine la domanda fatidica: di chi è la traduzione?  Continue reading

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Navid Kermani: Discorso per il Friedenspreis

Navid Kermani ha ricevuto quest’anno il Friedenspreis, che viene conferito a Francoforte nelle Paulskirche, luogo simbolico della storia tedesca. In quest’occasione ha tenuto un discorso esemplare per chiarezza, coraggio e coerenza sulla necessità di un incontro fra la cultura occidentale e la cultura islamica.

Kermani, di origine persiana, è nato a Siegen nel 1967, e risiede a Colonia. Ha scritto importanti saggi sull’Islam, fra cui Wer ist wir? Deutschland und seine Muslime (2009), Zwischen Koran und Kafka: west-östliche Erkundungen (2014) e Ungläubiges Staunen: über das Christentum (2015), editi da Beck. Collabora con la SdZ, Die Welt e la NZZ.

Anna Maria Carpi

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Jacob e Wilhelm Grimm, Tutte le fiabe

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Le  attività organizzate per celebrare il  bicentenario dall’inizio del lavoro dei fratelli Grimm nella raccolta di quei materiali poi confluiti nelle Kinder und Hausmärchen, si chiudono con la pubblicazione, per i tipi di Donzelli, di un ambizioso progetto editoriale che intende esplorare l’intera raccolta delle ‘fiabe del focolare’ nella loro versione originaria. In essa  insospettabili (e poi epurati) elementi che oggi diremmo splatter, si intrecciano a nuclei fiabeschi preservati nelle versioni più tarde.

Il volume, curato da Camilla Miglio,  è corredato dalle tavole a colori dell’artista argentino Fabian Negrin. Continue reading

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Appunti su Büchner in Einaudi

[Appunto qui alcune spigolature sulla questione: perché avremmo potuto avere, ma non abbiamo, un’edizione einaudiana delle opere di Georg Büchner. m.s.]

Lettera di Cases a Foà del 29 gennaio 1959
Dolfini deve averti scritto della sua idea di tradurre il Hessischer Landbote e le lettere di Büchner. A me ha scritto che sarebbe anche disposto a fare un tutto Büchner, che per voi sarebbe forse meglio perché ne potreste fare un Millennio. Non ci sono traduzioni buon in giro, per quanto mi risulta.
(AE, Cases, c. 172)

Riunione editoriale del 14 marzo 1962
Codignola: Leone Traverso desidererebbe essere incaricato di ritradurre Büchner. Si tratterebbe di un volumetto assai interessante. L’autore è degno di una traduzione e d’altronde tutta l’opera di Büchner non è mai stata pubblicata in un’edizione critica italiana (l’unica edizione completa è quella della Bur).
(I verbali del mercoledì: riunioni editoriali Einaudi 1953-1963, a cura di Tommaso Munari, Torino, Einaudi, 2013, p. 563)

Riunione editoriale del 28 marzo 1962
Livio: Cases scrive una lettera in cui fa presente, a seguito del verbale della scorsa riunione, che oltre alla proposta che Traverso ci fa, tramite Codignola, di una sua traduzione di Büchner, esiste già un precedente impegno verbale con Aloisio Rendi. Il consiglio si dichiara favorevole a che Cases prosegua i contatti con Rendi.
(Ivi, p. 567)

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Festival Focus Jelinek finalista ai Premi Ubu 2015

Segnaliamo con piacere che il progetto Festival Focus Jelinek è nella terna finalista ai Premi Ubu 2015 come Miglior progetto artistico/organizzativo e lo spettacolo FaustIn and out finalista come miglior novità straniera.

Una efficace descrizione delle fasi del progetto, con la direzione artistica di Elena Di Gioia, è descritta in questo video

Per ulteriori informazioni sul progetto:  www.festivalfocusjelinek.it

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Furio Jesi su “Ticontre”

T3Sul sito della rivista Ticontre è possibile scaricare il pdf del numero V appena uscito. La sezione monografica, a cura di Alessandra Elisa Visinoni, Riccardo Ferrari e Marco Tabacchini, è dedicata a Furio Jesi, con articoli di Tommaso Guariento, Giulia Scuro, Anna Cerbo, Emanuele Canzaniello e Andrea Rondini.

La sezione Reprints ripropone inoltre il saggio di Jesi “Vera storia dell’uomo senza ombra”, orginariamente pubblicato in Le figure dell’ombra, a cura di Silvana Sinisi (Roma 1982).

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Renato Solmi, Introduzione a Minima moralia

Dal sito di Quodlibet. «Leggere le cinquanta pagine introduttive è chiedersi come un giovane da poco uscito d’università abbia potuto scrivere pagine di tanta assoluta intelligenza e lucidità storica; e come simile risultato si sia dato in una situazione politica e intellettuale di chiusura, di dimissione e irrigidimento»: così nel 1977 Franco Fortini ebbe a scrivere dell’Introduzione di Renato Solmi a Minima moralia, il capolavoro di Adorno pubblicato da Einaudi nel 1954 e tradotto dallo stesso Solmi.

Operazione originalissima, l’Introduzione è tale alla lettera ma nel senso più ampio e inclusivo: in largo anticipo rispetto ad altre culture, non solo colloca il pensiero adorniano all’interno del dibattito novecentesco, ma ne discute categorie e movenze filosofiche specifiche (nel solco di Dialettica dell’illuminismo) mettendole alla prova nella concreta cornice storica del tempo: saggio vero e proprio, quindi, che per questa ragione oggi si può leggere cogliendo l’autonomia e lo stile intellettuale con cui l’allievo seppe trattare il maestro, insieme delineando un lessico della “modernizzazione” che continua a proporci domande e rammentarci speranze, illusioni e inadempienze del nostro passato e del nostro presente.

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Lo conosce Büchner?

Contrabbandieri di infinito, ecco cosa siete, e ne abbiamo da duemila anni. Forse più. Chi se ne frega se cambiano tonaca? Alla fine il messaggio è sempre quello: calmi, poi arriva il paradiso: ve lo dico io!
Nel frattempo potete arredarvi la vostra prigione. Ah, e allacciate le cinture, eh?
Lo conosce Büchner? “Non ti vergogni di camminare da trent’anni tra il cielo e la terra, sempre con la stessa integrità morale, solo per il gusto di trovare gli altri peggiori di te? Ma chi sei? Un soldato di Dio?”

Luca Rastello, Il contestatore
in: Il presente come storia, Roma, Edizioni dell’Asino, 2015

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HM – Die Hamletmaschine di Heiner Müller

HM

Lettura sonorizzata
Drammaturgia e voce: Nadja Grasselli
Creazioni sonore: Antonio Bertoni

Una macchina ha iniziato a muoversi ormai da tempo e sta assumendo dimensioni cibernetiche. Individuo e tragedia: risucchiati nel vortice. Ma forse, se lo vogliamo, esiste una via d’uscita. “Mettiti in moto cervello.”

Il testo originale è stato sminuzzato e ricomposto da Nadja Grasselli in una nuova drammaturgia in cui confluiscono molte altre voci. La seguente ricerca della drammaturga insieme al musicista Antonio Bertoni ha portato alla creazione di una lettura sonorizzata. Un momento esperienziale in apnea.

Alla ricerca di quello che significa portare in scena oggi Die Hamletmaschine di Heiner Müller il lavoro affronta le problematiche legate al rapporto tra individuo e società e tra capitale e sistema totale. Si sofferma in particolare sul processo e sul momento storico, sul passaggio da sottomissione a rivoluzione. E ovviamente tra essere o non essere, tra vita e sogno.

La lettura è nata in occasione di un invito all’Università degli Studi di Trento, dove è stata presentata il 19 maggio 2015 nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere durante un intervento di Nadja Grasselli incentrato sul lavoro di creazione drammaturgica.

Contatti: Nadja Grasselli n.grasselli@liminalraum.org / liminalraum.org

Scarica la presentazione

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