Karl Kraus, In questa grande epoca

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In questa grande epoca

a cura di Irene Fantappiè

con testo a fronte

Venezia, Marsilio editore, Gli anemoni, 2018, 101 pp.

(Di seguito un estratto dall’Introduzione)

La guerra si capisce solo comprendendo il modo in cui se ne parla. La guerra si evita solo smettendo di parlarne nel modo in cui al momento se ne parla: quello mistificatorio della stampa e degli scrittori che a essa si sono venduti. Di questo modo di parlare, dove l’aura idealizzante della cultura e quella falsamente oggettiva del dato tecnico si alleano per mascherare gli interessi economici del potere e per acquisire completo predominio sull’immaginazione dell’uomo, la guerra non è neppure la peggiore delle conseguenze.
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“Ulivo e salice”. Il Mediterraneo di Peter Huchel

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Sul numero in edicola del mensile “Poesia” (luglio-agosto 2018, Crocetti editore) è uscito un servizio su Peter Huchel curato da Paola Quadrelli.
Qualificato dalla critica come eminente „poeta della Marca“ in virtù delle sue poesie giovanili ambientate esclusivamente nelle brughiere e tra i canneti della nativa Marca del Brandeburgo, Peter Huchel (Berlin 1903- Stauffen in Breisgau 1981) ha rivolto tuttavia a partire dagli anni Cinquanta insistita attenzione anche al paesaggio meridionale, conosciuto direttamente grazie a diversi viaggi in Italia, rivisitato attraverso il filtro delle letture omeriche, del mito e della Bibbia e trasformato in paesaggio dell’anima, cifra di una condizione esistenziale di lutto e smarrimento.
Il servizio comprende oltre a un saggio introduttivo la traduzione delle seguenti poesie: Elegie, Verona, Monterosso, San Michele, Haus bei Olmitello, Südliche Insel, Chiesa del Soccorso, Abend in Vernazza, Sibylle des Sommers, Hinter den weißen Netzen des Mittags, Der Garten des Theophrast, Pensione Cigolini, Venedig im Regen, Mittag in Succhivo, Subiaco, Ölbaum und Weide, Odysseus und die Circe, Das Grab des Odysseus, Ein Toscaner, Rom.
Si riportano qui di seguito nel testo originale e in traduzione Sibylle des Sommers, Der Garten des Theophrast e Das Grab des Odysseus.

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Juli Zeh, Turbine (Unterleuten)

Juli Zeh

Turbine

traduzione di Riccardo Cravero e Roberta Gado
Roma, Fazi, 2018

Dalla presentazione editoriale: “Sembra proprio che Gerhard e Jule abbiano trovato un angolo di paradiso. È il villaggio di Unterleuten, poco lontano da Berlino. Romantici cottage, aperta campagna, aria pulita: un luogo dove la vita è autentica. Fin dal principio, però, si percepisce un’atmosfera cupa, qualcosa che minaccia la quiete, qualcosa che ribolle sotto la superficie e sta per esplodere… Quando una ditta decide d’impiantare un gruppo di turbine eoliche nelle immediate vicinanze del paesino, si delinea un conflitto che va ben oltre le vite private degli abitanti: si tratta di uno scontro tra generazioni, tra città e campagna, tra artificio e natura, tra perdenti e vincitori post-muro. Una vera e propria guerra di tutti contro tutti, in cui dietro alle ideologie si nascondono gli istinti più bassi mentre le dinamiche spietate della provincia non fanno che esasperare il bisogno quasi carnale di appropriarsi di un pezzo di terra. Un crescendo di tensione che sfocia nella nevrosi collettiva e in cui la certezza è una sola: non si salva nessuno.
Turbine, specchio perfetto della società contemporanea, racconta tutta la rabbia e la frustrazione di un mondo che fatica ad affrontare il cambiamento. Un romanzo brillante, intelligente come la migliore satira politica, avvincente come un giallo e umano come una confessione, che in Germania è stato un clamoroso caso letterario”.

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Clemens Meyer, Eravamo dei grandissimi

Michele Sisto

Come molti scrittori socializzati nella DDR, Clemens Meyer (Lipsia, 1977) ha una cultura letteraria eccezionale: autentico nerd della letteratura, può citare a memoria brani interi da Thomas Mann e Uwe Johnson come da autori di culto del sottobosco letterario, dal francofortese Jörg Fauser, di cui L’Orma ha appena pubblicato il bukowskiano Materia prima, al suo concittadino Wolfgang Hilbig, poeta e romanziere tra i più rispettati della Ostmoderne, il postmodernismo tedesco-orientale. Autore ad oggi di due romanzi, due raccolte di racconti e di un diario letterario, nel 2015 Meyer è stato invitato a Francoforte a tenere le prestigiose lezioni di poetica inaugurate da Ingeborg Bachmann nel ’60 e riservate a personalità del calibro di Böll, Grass, Johnson, Wolf, Hilbig, Timm o Terézia Mora. Il suo romanzo d’esordio, Als wir träumten (2006), che ora Keller propone in una traduzione coraggiosa e riuscita, è un’opera coltissima (non avrebbe sfigurato con l’austera sovraccoperta bianca di un Supercorallo Einaudi), che tuttavia non ha nulla dello snobismo di molta letteratura colta: la tecnica e la tradizione sono messe al servizio di una narrazione secca e dinamica, di cui Luca Crescenzi sul «manifesto» ha sottolineato la céliniana spietatezza. Il romanzo segue, dall’infanzia ai vent’anni (1985-95), le vicende di un gruppo di ragazzi di una specie di bronx comunista lipsiense, socialmente predestinati all’annientamento: Rico finisce in galera dopo una fallita carriera di pugile dilettante, Mark al cimitero consumato dall’eroina, Walter sfracellato contro un muro in una macchina rubata, Stefan detto Pitbull a spacciare (anche a Mark), Estrellita prostituta in un bordello, e Daniel, che l’ha silenziosamente adorata per tutta l’adolescenza, in un istituto di correzione. La caduta del muro, che taglia in due la loro giovinezza, non cambia nulla, se non le marche della birra e delle auto da rubare: socialismo o capitalismo, per chi sta ai margini non c’è riscatto. Con questo saremmo tutto sommato nell’orizzonte di un romanzo naturalista alla Zola. Continue reading

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I romanzieri del dolore altrui

Stefano Jorio

Sul mercato editoriale tedesco appaiono con regolarità, ormai da tempo, alcuni romanzi dalle caratteristiche così specifiche e costanti da far pensare a un nuovo genere di narrativa. Negli ultimi venti anni l’industria del libro ha a tal punto omologato i diversi mercati nazionali che non sarebbe difficile trovare esempi europei analoghi; ma in Germania il fenomeno si presenta con particolare evidenza per ragioni riconducibili alla sua realtà socioeconomica e alla sua supremazia a livello internazionale. Le caratteristiche di questo genere letterario sono facilmente individuabili: si tratta di libri scritti da tedeschi o tedesche per un pubblico di connazionali; trattano temi di drammatica attualità internazionale; mettono in scena un nativo del paese in crisi tramite un io-narrante o una terza persona che assume il suo punto di vista e omettono di caratterizzare questo protagonista, senza attribuirgli un modo personale di esprimersi (quello che in semiotica si chiama idioletto), senza attribuirgli opinioni personali né consapevolezza storico-politica; i suoi atti e i suoi pensieri sono anodini perché sempre e solo politicamente corretti. Più che di personaggi romanzeschi si tratta di maschere approssimative dietro le quali si intuiscono con agevolezza i dati anagrafici degli autori e delle autrici. A livello linguistico il solo intervento sul protagonista è qualche volta l’uso di parole appartenenti alla sua lingua madre, translitterate quando necessario nell’alfabeto latino e seguite dalla traduzione: un uso volto non tanto a caratterizzare il personaggio quanto a palesare, quasi in un malinteso sforzo di realismo, che è davvero indiano o messicano o palestinese. Continua a leggere su Il tascabile

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Faccia a faccia con Wladimir Kaminer

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Il 9 aprile 2018, Wladimir Kaminer è stato ospite del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, in occasione di un ciclo di incontri con autori del mondo ebraico, organizzato da Serena Grazzini, docente di letteratura tedesca, all’interno di un progetto nazionale promosso da RE.T.E (Rete Toscana Ebraica) in collaborazione con Università degli Studi di Milano, Università di Pisa, CISE, ACIT Pisa e Goethe-Institut Italien e con il patrocinio del Comune di Firenze e del Comune di Pisa.

Dopo l’incontro, presentato da Giovanna Cermelli, Kaminer si è reso disponibile a rilasciare un’intervista condotta dagli studenti Fabio Bassani, Serena Cianciotto, Felicia Di Pilla e Greta Tizian sotto la supervisione e il coordinamento della Dott.ssa Birgit Schneider, lettrice presso l’Università di Pisa. L’intervista è stata trascritta e tradotta con la partecipazione di Roberta Calamita. L’autore ha acconsentito alla pubblicazione dell’intervista in questa forma e in questa sede. La foto è di Danny Frede, ed è tratta da qui.

Wladimir Kaminer è uno dei protagonisti dell’odierna scena letteraria e culturale tedesca, non solo come scrittore ma anche come giornalista, DJ e blogger. Di nazionalità russa, nasce nel 1967 a Mosca da famiglia ebraica; nel 1990 Kaminer si trasferisce nella parte orientale di Berlino, approfittando dello status di rifugiato ebreo, che il governo formatosi dopo la prima elezione libera nella DDR garantiva a tutti gli ebrei sovietici. Dopo i primi travagliati anni a Berlino, Kaminer decide di stabilirsi definitivamente nella capitale con i genitori e la moglie. A partire da questa realtà metropolitana e multiculturale svilupperà la maggior parte della sua produzione.  Continue reading

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La letteratura tedesca in Italia: la ricerca – il portale – la collana – i libri. Una giornata a Villa Sciarra

Giornata 7.6.2018

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La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione

cover__id3783_w800_t1521704439__1x_ritoccataÈ appena uscito il primo volume di una nuova collana Quodlibet Studio, «Letteratura tradotta in Italia»: La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione (1900-1920). Così la quarta di copertina:

Tradurre letteratura straniera è un modo per scrittori, editori e critici di rinnovare le “regole” con cui si fa letteratura: dalle poetiche alle posture autoriali, dalla gerarchia dei generi letterari alle pratiche editoriali. Il volume costituisce un’introduzione a questi temi a partire dal caso della letteratura tedesca importata in Italia nel primo ventennio del Novecento. Le collane fondate da Croce, Papini e Borgese per Laterza e Carabba e le traduzioni realizzate da Prezzolini, Slataper, Spaini e Tavolato introducono nuovi autori (Novalis, Hebbel, Kraus) e nuovi testi (il Wilhelm Meister di Goethe, La nascita della tragedia di Nietzsche), appropriandosene e modificandoli a partire da una specifica idea di letteratura. Attraverso i cinque capitoli e i materiali di corredo – traiettorie dei mediatori, antologia di testi, glossario dei concetti, bibliografia di studio – il volume propone di guardare alla storia letteraria riconoscendo alla traduzione un ruolo di primo piano.

Su Le parole e le cose si può leggere l’introduzione degli autori. 

Di cosa parla questo libro Quando entriamo in una libreria o sfogliamo una rivista letteraria, troviamo novità e classici, di scrittori italiani e stranieri. Anche cento anni fa gli ultimi libri di D’Annunzio, Croce, Prezzolini o Slataper stavano accanto alle più recenti traduzioni di Nietzsche, Goethe, Novalis, Hebbel e di altri autori di tutto il mondo. Questi libri rappresentano quello che chiameremo il repertorio dell’epoca: vale a dire l’insieme di testi, ma anche di norme, generi, stili, modelli, pratiche, posture autoriali con cui in un determinato momento storico si fa letteratura. Ciascuno di questi elementi è dotato di maggiore o minore legittimità: nel 1910, per esempio, si è fuori tempo massimo per fare i carducciani imitando Heine, ma ci si può guadagnare una certa reputazione mettendo a nudo se stessi e la società in pagine ricalcate su quelle di Nietzsche.

I tedeschi in traduzione Questo volume vorrebbe introdurre il lettore al repertorio della letteratura tradotta nei primi vent’anni del Novecento, a partire dal caso di quella di lingua tedesca. Interrogandoci su quali “tedeschi” si leggessero allora in Italia, ci siamo presto resi conto che non bastava scorrere cataloghi e bibliografie alla ricerca di titoli tradotti, ma che occorreva rendere conto di quanto ciascun autore, opera, genere, postura, ecc. fosse considerato legittimo, di quale valore gli venisse attribuito, e da chi. Ci siamo dunque chiesti, più nel dettaglio, chi leggesse cosa, quali opere arrivassero nelle librerie, quali venissero recensite sui giornali e quali sulle riviste letterarie, quali fossero discusse nei salotti della buona società e quali nei gruppi letterari d’avanguardia. Quali, ancora, suggerissero agli scrittori italiani possibilità nuove, fino ad allora inesplorate, o viceversa di quali gli scrittori italiani si siano appropriati, presentandole al pubblico italiano come affini alla propria idea di letteratura, o addirittura imitandole, riscrivendole. Ci siamo accorti che in molti casi la traduzione di un nuovo autore tedesco – e teniamo presente che allora Novalis e Hebbel in Italia erano assolute novità, così come certe opere di Goethe – poteva essere ricondotta, per via diretta o indiretta, ad alcuni dei protagonisti riconosciuti della scena letteraria italiana di quegli anni, da Croce a Prezzolini, da Papini a Slataper o Borgese, talora in veste di traduttori o prefatori, talora in quella più discreta ma non meno decisiva di direttori o consulenti di collane editoriali. Ci siamo quindi trovati nella necessità di ricostruire, almeno a grandi linee, un microcosmo sociale fatto di traduttori, scrittori, critici, accademici, editori (nonché di importanti, e spesso dimenticate, traduttrici, scrittrici, collaboratrici editoriali) che con la loro attività hanno orientato la scelta dei libri da tradurre e il modo di leggerli. Continua a leggere su Le parole e le cose

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Lavinia Mazzucchetti. Impegno civile e mediazione culturale nell’Europa del Novecento

Copertina Mazzucchetti

Lavinia Mazzucchetti.
Impegno civile e mediazione culturale
nell’Europa del Novecento

a cura di Anna Antonello e Michele Sisto
Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici, 2018

Per quasi mezzo secolo Lavinia Mazzucchetti (1889-1965) è stata uno dei più influenti mediatori di cultura tedesca in Italia. Alla «scapigliata» germanista milanese, formatasi al magistero di P. Martinetti e poi assistente alla cattedra di Letteratura tedesca di G. A. Borgese, si rivolgono tanto i lettori delle sue informatissime corrispondenze, quanto gli editori – da Sperling & Kupfer a Mondadori – che nel decennio delle traduzioni portano in Italia Thomas Mann, Hermann Hesse, Stefan Zweig o Vicki Baum. Il volume prende in esame i diversi aspetti della sua attività, dalla critica all’insegnamento, dalla traduzione al lavoro editoriale, con particolare attenzione al suo impegno politico e alla sua rete di relazioni di respiro europeo.

Introduzione [7]

L’INTELLETTUALE, LA GERMANISTA, LE RELAZIONI

  • Giorgio Mangini, In nome del passato. Lavinia Mazzucchetti tra Arcangelo Ghisleri, Ernesto Rossi e Ferruccio Parri [13]
  • Maria Pia Casalena, Un’intellettuale europea nel ‘secolo breve’ [54]
  • Anna Antonello, La «società in accomandita» Mitzky-Mazzucchetti (1914-1958) [69]
  • Elisabetta Mazzetti, I carteggi di Lavinia Mazzucchetti con Thomas Mann, Hans Carossa e Gerhart Hauptmann. La soddisfazione «di servire la causa della libertà e bollare la barbarie» e la fuga dalla realtà [91]
  • Arturo Larcati, «Resistenza senza fucile». Lavinia Mazzucchetti e Die andere Achse (1964) [117]

L’INSEGNAMENTO, LA TRADUZIONE, IL LAVORO EDITORIALE

  • Francesca Boarini, Lavinia Mazzucchetti e la manualistica per l’insegnamento della lingua tedesca [145]
  • Paola Maria Filippi, Lavinia Mazzucchetti. La ‘teoria implicita’ nelle sue traduzioni [167]
  • Natascia Barrale, «Tradurre è cosa seria e necessaria». Lo studio sull’arte del tradurre di Lavinia Mazzucchetti [185]
  • Mariarosa Bricchi, Lavinia Mazzucchetti: le schede di lettura come autoritratto [197]
  • Michele Sisto, Lavinia Mazzucchetti, Elio Vittorini e la letteratura tedesca in Mondadori (1956-1965) [213]

APPENDICE

  • Bibliografia degli scritti e delle traduzioni di Lavinia Mazzucchetti (1911-1966) [243]
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LTit – Letteratura tradotta in Italia. Anteprima 

Da questo numero, il 14°, la rivista tradurre. pratiche teorie strumenti ospita una nuova rubrica, in cui presenta in anteprima alcuni degli studi sui mediatori italiani di letterature straniere che a partire dal 1° giugno 2018 appariranno sul portale LTit – Letteratura tradotta in Italia (www.ltit.it) di prossima inaugurazione. Riportiamo qui l’indice della prima uscita.

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Adriano Sofri, Una variazione di Kafka

sofri_copertinaAdriano Sofri

Una variazione di Kafka

Palermo, Sellerio editore, La memoria, 2018, 224 pp.

Segnaliamo la pubblicazione da parte di Sellerio Una variazione di Kafka di Adriano Sofri.

Di seguito, riportiamo il risvolto: «Un biografo ha scritto che “una singola sillaba in Kafka può suscitare le emozioni del lettore fin nel profondo”. Ecco, io sono uno di questi. Nel mio caso si tratta di una parola, benché a variare siano solo due sillabe. La parola è Strassenlampen (lampioni), e sta all’inizio della seconda parte della Metamorfosi. Tutto è cominciato quando mi sono accorto che nella più classica traduzione italiana invece dei lampioni c’era un tram. Come si fa a prendere un tram per dei lampioni? Ho guardato in giro: in una quantità di traduzioni nelle più diverse lingue sbucava il fantomatico tram. Che in tedesco si chiama Strassenbahn. Se un commesso viaggiatore può svegliarsi trasformato in uno scarafaggio, direte, anche un lampione può trasformarsi in un tram. L’apparente strafalcione, tram per lampioni, era già nella prima traduzione della Metamorfosi, uscita anonima nel 1925, un anno dopo la morte di K. Risalendone la peripezia ci si imbatte nell’appropriazione indebita di quella traduzione da parte di un gran signore delle lettere universali come Jorge Luis Borges. La traduttrice vera era Margarita Nelken, una donna spagnola dalla vita brillante, tumultuosa e triste.
Non era questo però a motivare il fervore che mi aveva preso. Il fatto è che a un certo punto mi è sembrato che il tram al posto dei lampioni fosse più bello, e che illuminasse la conclusione stessa del racconto. E non fosse un errore – Strassenlampen e Strassenbahn possono confondersi – ma una variante introdotta dallo stesso Kafka. Proporre una correzione addirittura della Metamorfosi è quasi come sfidare la lettera delle sacre scritture per le quali si fanno guerre micidiali. La filologia laica risparmia lo spargimento di sangue, tutt’al più qualche spargimento di cattedre. Ma è stato bello immaginarsi alleato di Kafka contro l’ordine tipografico costituito. Lettrici e lettori scusino le pagine pedanti: si possono saltare e riprendere dove la trama – il tram – torna sui suoi binari. A. S.».

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Letteratura ebraico-tedesca contemporanea

Salomon_Hirn_Herzen[Imm. Charlotte Salomon]

Benjamin Stein | Katja Petrowskaja | Wladimir Kaminer

Firenze – Pisa – Milano

febbraio-aprile 2018

L’Università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa partecipano al progetto nazionale di Incontri con autori del mondo ebraico contemporaneo, promosso da RE.T.E. (Rete Toscana Ebraica) in collaborazione con Regione Toscana e dedicato quest’anno alla letteratura di lingua tedesca.

Attorno agli autori Benjamin Stein, Katja Petrowskaja e Wladimir Kaminer si svolgono incontri, lezioni, conversazioni a più voci. Gli appuntamenti del ciclo sono aperti a tutti gli interessati, per i dettagli si veda il programma qui sotto riportato e ulteriori materiali e locandine ai singoli link.

Un progetto di Laura Forti, Serena Grazzini e Marco Castellari.
Comunità Ebraica di Firenze, Università di Pisa, Università degli Studi di Milano.
In collaborazione con Rete Toscana Ebraica, CISE, ACIT-Pisa, Goethe-Institut Italien, Deutsches Institut Florenz, Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Pisa, Comunità Ebraica di Pisa, Coop Culture

www.firenzebraica.itwww.fileli.unipi.itwww.lingue.unimi.it

mail@lauraforti.itserena.grazzini@unipi.itmarco.castellari@unimi.it

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IVG 2020: Einladung zur Sektion Gesellschaftliche Verantwortung: Literatur und Theater der Gegenwart

XIV. Kongress
der Internationalen Vereinigung für Germanistik (IVG)
Palermo 26.7.-2.8.2020
Wege der Germanistik in transkulturellen Perspektiven

Cominciano a scaldarsi in tutto il mondo i motori per il convegno dell’IVG del 2020 a Palermo. Sul sito dedicato alla manifestazione è stato pubblicato un elenco parziale delle sezioni per gli ambiti di Linguistik, DAF, Literatur- und Kulturwissenschaft.

Einladung zur Sektion
Gesellschaftliche Verantwortung:
Literatur und Theater der Gegenwart
(Call for Papers)

Leitung: Anne-Rose Meyer (Deutschland, Bergische Universität Wuppertal) in Zusammenarbeit mit Paul Michael Luetzeler (USA, Washington University in St. Louis) und Eugenio Spedicato (Italien, Università di Pavia)

Im 20. und 21. Jahrhundert ist das Verhältnis von Literatur und Gesellschaft, Politik und Kunst angesichts von Kriegen, Genoziden, des Wechsels politischer Tendenzen und Systeme zentraler Gegenstand ästhetischer und ethischer Reflexionen. Nach wie vor prägen auch Phänomene der Fremdheit, der Entfremdung, des Aneinandervorbeiredens das Profil der Gegenwart und lösen Trauer und Traumata aus. In jüngerer Zeit stellt sich mit Blick auf Terroranschläge, Renationalisierung, wirtschafts- oder kriegsbedingte Massenflucht und Klimawandel einmal mehr die Frage, wie sich Literatur und Theater den neuen Krisen und Umbrüchen stellen. Wie setzen sich Autorinnen und Autoren damit auseinander? Kann man heutzutage an die Kritische Theorie der Frankfurter Schule, an Engagement-Thesen des französischen Existentialismus, an Überlegungen linker Exil-Autoren wie Brecht oder Peter Weiss noch anschließen? Sind Fortsetzungen traditionsreicher Ausdrucksformen (Sozialdramatik, Agitation, Dokumentarismus) oder deren Erneuerung im Zeitalter der Graphic Novel und des postdramatischen Theaters zu registrieren?

Für unsere Sektion werden Beiträge gesucht, die Konzepte des Politischen, des Engagements und der gesellschaftlichen Verantwortung anhand von Gegenwartsliteratur diskutieren. Auch sind Beiträge willkommen, die sich mit dazu entgegengesetzten Phänomenen wie etwa Selbstabkapselung, Asozialität und Feindseligkeit befassen und nach entsprechenden literarischen Ausdrucksformen suchen. Fragen nach gesellschaftlicher Verantwortung führen außerdem zu weiteren Themenbereichen: zur Gestaltung von Geschlechterbeziehungen, zu den Folgen einer zunehmenden Globalisierung, Robotisierung und Computerisierung, der nationalen und kontinentalen Überwachung und des Verschwindens der Privatsphäre, der Umweltzerstörung, zur Konfrontation mit auch medial vermittelten traumatischen Erfahrungen. Continue reading

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La lettera e letteratura tedesca ed europea

lettera

Coordinamento ed Organizzazione: Elena Polledri, Simone Costagli

Con il Patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania  e dell’Associazione Italiana di Germanistica

In collaborazione e con il sostegno di: DAAD – Deutscher Akademischer Austausch Dienst / Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico; Goethe-Zentrum, Trieste

Giovedì 14 dicembre 2017

9.00 Apertura dei lavori e Saluti istituzionali

Rosanna Vermiglio, Delegata Erasmus del Rettore

Antonella Riem, Direttrice del Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società

9.15 Simone Costagli, Elena Polledri (Università degli Studi di Udine)

Introduzione: La lettera, un genere letterario?

9.30 I sessione: La lettera nel Settecento.

Moderazione: Elena Polledri (Università degli Studi di Udine)

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Osservatorio critico della germanistica

Il nuovo numero dell’Osservatorio critico della germanistica, in appendice al fascicolo 11 della rivista “Studi Germanici”, è online. E qui in pdf.  Ne riportiamo l’indice.

Letteratura e cultura

Luisa Giannandrea
Laura Auteri, Tradizione e innovazione. L’età di Erasmo e Lutero nella letteratura di lingua tedesca

Daniele Vecchiato
Elena Agazzi – Raul Calzoni (a cura di), Progetti culturali di fine Settecento

Fabrizio Cambi
Cesare Cases, «The whole man». Ritratto di Lichtenberg, a cura di Giulia Cantarutti
Georg Christoph Lichtenberg, Sulla fisiognomica, a cura di Giulia Cantarutti
Georg Christoph Lichtenberg, L’uomo plasma se stesso, a cura di Giuseppe Moscati

Aldo Venturelli
Hermann Mildenberger – Serena Zaniboni – Fernando Mazzocca – Francesca Tasso – Reinhard Wegner (hrsg. v.), Von Leonardo fasziniert. Giuseppe Bossi und Goethe
Fernando Mazzocca – Francesca Tasso – Omar Cucciniello (a cura di), Bossi e Goethe
Hendrik Birus, Anne Bohnenkamp-Renken, Wolfgang Bunzel (hrsg. v.), Goethes Zeitschrift «Ueber Kunst und Alterthum»
Giovanni Meda Riquier – Michele Vangi (a cura di), Goethe e Mylius in Italia

Luca Zenobi
Francesco Rossi (a cura di), Studi su Friedrich Schiller

Paola Maria Filippi
Aurelio de’ Giorgi Bertola, Idea della bella letteratura alemanna, a cura di Maurizio Pirro

Marco Castellari
Friedrich Hölderlin, Iperione, a cura di Laura Balbiani

Barbara Di Noi
Hartmut Steinecke, Heinrich Heine liest E.T.A. Hoffmann

Francesco Rossi
Leif Weatherby, Transplanting the Metaphysical Organ

Marco Rispoli
Maurizio Pirro, Piani del moderno
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