La letteratura tradotta in Italia

Walter Nardon

Nell’ambito degli studi letterari, lo sviluppo di un’impresa che si propone di mettere a punto uno strumento istituzionale, destinato a tutti, può suscitare una certa partecipazione emotiva, tanto più che questi fenomeni nella maggior parte dei casi avvengono in modo quasi impercettibile. Ciò che si prova davanti a un progetto come questo, infatti, è dovuto sia alla fiducia nel futuro degli studi che l’impresa esprime – fatto già di per sé non scontato –, sia alla dedizione degli attori in gioco, che come quasi sempre accade nell’attività di ricerca devono lavorare con silenziosa assiduità prima di poter conseguire e pubblicare i risultati di un progetto destinato a dare frutto soprattutto nel lungo periodo.

Se vi interessa lo studio della letteratura, andate a dare un’occhiata a questo sito: www.ltit.it il portale LTit – Letteratura tradotta in Italia. Si tratta di una banca dati digitale, ancora in via di sistemazione, dedicata alla letteratura tradotta in Italia nel Novecento, che mette in rapporto le opere originali con le varie traduzioni uscite nel corso di questo secolo. Per essere più chiari, se vi interessa capire che cosa ne sia stato nel nostro paese del Faust di Goethe o del racconto A Painful Case dai Dubliners di Joyce, nel portale potete trovare le date e le sedi di pubblicazione delle varie traduzioni, i nomi dei traduttori, le edizioni in volume, come pure sintetici profili sull’attività dei traduttori e mediatori culturali. Naturalmente, il portale non mette a disposizione i testi (va tenuto conto che molte traduzioni, opportunamente riviste, sono ancora in commercio) ma non è difficile orientarsi: alcuni possono addirittura essere reperiti con grande agio e legalmente in rete, ad esempio sul portale LiberLiber del Progetto Manuzio, dove potrete consultare un’edizione della traduzione del Faust del 1960. Come detto, il lavoro è in corso d’opera: per la letteratura tedesca arriva fino al 1950, mentre per le altre letterature i dati sono in via di inserimento. Continua a leggere su iuncturae

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Cesare Cases, «The whole man». Ritratto di Lichtenberg

Michele Sisto

Illuminista tra i più avvertiti delle potenziali involuzioni dialettiche dell’illuminismo, Lichtenberg è uno degli autori frequentati da Cesare Cases fin da ragazzo, quando pensa di tradurne i saggi sulla fisiognomica. È quasi certamente su suo consiglio che nel 1966 l’Einaudi pubblica Osservazioni e pensieri, una selezione curata da Nello Sàito dei Sudelbücher. E quando nel ’68 è finalmente chiamato come professore ordinario di letteratura tedesca, a Pavia, sceglie di dedicare la sua prolusione a questo cattedratico assai poco accademico, scienziato e polemista, pioniere delle ricerche sull’elettricità e redattore di vendutissimi e battaglieri almanacchi. Seguono poi la recensione, bonariamente severa, al volume di Anacleto Verrecchia L’eretico dello spirito tedesco (1970, su «Belfagor»), e gli studi La devozione mattutina di Amintore (1972) e Goethe e Lichtenberg, ovvero massima e aforisma (1986). Ora Giulia Cantarutti cura la ristampa della prolusione pavese e la traduzione – con testo a fronte – della cosiddetta «piccola fisiognomica», uno dei tre testi in cui, nel corso del 1778, Lichtenberg polemizza contro le teorie di Lavater: due libretti che si leggono in un sol fiato.

«The whole man must move together» era il motto dello «Spectator», annotato più volte da Lichtenberg nei Sudelbücher e fondamentale per tutta la linea illuministica più cara a Cases, che va da Lessing e Goethe a Hebel e Seume, fino a includere i «fari» novecenteschi Kraus e Brecht. Proprio una citazione goethiana, riportata da Cases in apertura, ne rivela il senso profondo: «Tutto ciò che l’uomo imprende a compiere, sia prodotto mediante l’azione o la parola o altro, deve scaturire da tutte le forze riunite; ogni elemento isolato è da respingere». Sulla base di questo principio Lichtenberg combatte «l’idea estremamente sconsiderata e annichilente» – diffusa dal devotissimo ed esaltato Lavater e accolta da un pubblico straordinariamente irriguardoso di ogni «esperienza» – «che l’anima più bella abiti il corpo più bello e l’anima più brutta il corpo più brutto». Non mette conto, oggi, ripercorrere gli argomenti con cui questo scienziato sperimentale confuta una pseudoscienza tutta ideologica (basti una battuta: con la stessa logica si potrebbe dire «che l’anima più grande abiti il corpo più grande e quella più sana il corpo più sano»). Ciò che oggi mantiene intatta la sua attualità è l’umanesimo integrale che consente a Lichtenberg di scorgere immediatamente le derive di un razionalismo astratto che rischia di rovesciarsi nel suo contrario, in un determinismo irrazionale e disumano: «L’uomo non si riconosce dalle sue fattezze, ma dalle sue opere», chiosa Cases richiamando Hegel. Continue reading

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Convegno: Spazi e figure del politico nell’opera di Thomas Mann

Räume und Figuren des Politischen im Werk Thomas Manns
Schreiben und politisches Engagement zwischen Europa und den USA

Spazi e figure del politico nell’opera di Thomas Mann
Scrittura e impegno politico tra Europa e USA

Istituto Italiano di Studi Germanici
Villa Sciarra sul Gianicolo
Via Calandrelli 25, Roma
11 – 13 ottobre 2018

 AISMANN Associazione Italiana di Studi Manniani
DEUTSCHE THOMAS MANN-GESELLSCHAFT

Comitato organizzativo e scientifico / Organisationskomitee:
Simone Costagli, Luca Crescenzi, Elisabeth Galvan, Francesco Rossi
scarica il programma
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Turbine di Juli Zeh a Milano

Mercoledì 26 settembre ore 19.00
Goethe Institut, Via San Paolo 10, Milano

Per il Gruppo di Lettura del Goethe Institut

Chiara Di Domenico e Roberta Gado
raccontano
Turbine di Juli Zeh (Fazi editore)

A Unterleuten bere e fumare erano considerati più hobby che vizi.
Una questione di soldi, non di salute. 

Un piccolo paese che è un (falso) idillio, i lasciti della DDR e del socialismo reale, gli hipster in fuga da Berlino e dall’iperconnettività, la ricerca spasmodica di nuovi modi di essere “umani”, compresa la guerra: questi gli ingredienti di Turbine di Juli Zeh, un romanzo-affresco che ha tutte le caratteristiche della più alta letteratura. Il Gruppo di Lettura del Goethe Institut Mailand ne parla insieme a Chiara Di Domenico, scrittrice ed esperta di comunicazione editoriale, e Roberta Gado, traduttrice di Turbine.

Ingresso gratuito e bollicine, per favorire lo spirito dell’incontro.

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Karl Kraus, In questa grande epoca

krausKarl Kraus

In questa grande epoca

a cura di Irene Fantappiè

con testo a fronte

Venezia, Marsilio editore, Gli anemoni, 2018, 101 pp.

(Di seguito un estratto dall’Introduzione)

La guerra si capisce solo comprendendo il modo in cui se ne parla. La guerra si evita solo smettendo di parlarne nel modo in cui al momento se ne parla: quello mistificatorio della stampa e degli scrittori che a essa si sono venduti. Di questo modo di parlare, dove l’aura idealizzante della cultura e quella falsamente oggettiva del dato tecnico si alleano per mascherare gli interessi economici del potere e per acquisire completo predominio sull’immaginazione dell’uomo, la guerra non è neppure la peggiore delle conseguenze.
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“Ulivo e salice”. Il Mediterraneo di Peter Huchel

peter-huchel2

Sul numero in edicola del mensile “Poesia” (luglio-agosto 2018, Crocetti editore) è uscito un servizio su Peter Huchel curato da Paola Quadrelli.
Qualificato dalla critica come eminente „poeta della Marca“ in virtù delle sue poesie giovanili ambientate esclusivamente nelle brughiere e tra i canneti della nativa Marca del Brandeburgo, Peter Huchel (Berlin 1903- Stauffen in Breisgau 1981) ha rivolto tuttavia a partire dagli anni Cinquanta insistita attenzione anche al paesaggio meridionale, conosciuto direttamente grazie a diversi viaggi in Italia, rivisitato attraverso il filtro delle letture omeriche, del mito e della Bibbia e trasformato in paesaggio dell’anima, cifra di una condizione esistenziale di lutto e smarrimento.
Il servizio comprende oltre a un saggio introduttivo la traduzione delle seguenti poesie: Elegie, Verona, Monterosso, San Michele, Haus bei Olmitello, Südliche Insel, Chiesa del Soccorso, Abend in Vernazza, Sibylle des Sommers, Hinter den weißen Netzen des Mittags, Der Garten des Theophrast, Pensione Cigolini, Venedig im Regen, Mittag in Succhivo, Subiaco, Ölbaum und Weide, Odysseus und die Circe, Das Grab des Odysseus, Ein Toscaner, Rom.
Si riportano qui di seguito nel testo originale e in traduzione Sibylle des Sommers, Der Garten des Theophrast e Das Grab des Odysseus.

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Juli Zeh, Turbine (Unterleuten)

Juli Zeh

Turbine

traduzione di Riccardo Cravero e Roberta Gado
Roma, Fazi, 2018

Dalla presentazione editoriale: “Sembra proprio che Gerhard e Jule abbiano trovato un angolo di paradiso. È il villaggio di Unterleuten, poco lontano da Berlino. Romantici cottage, aperta campagna, aria pulita: un luogo dove la vita è autentica. Fin dal principio, però, si percepisce un’atmosfera cupa, qualcosa che minaccia la quiete, qualcosa che ribolle sotto la superficie e sta per esplodere… Quando una ditta decide d’impiantare un gruppo di turbine eoliche nelle immediate vicinanze del paesino, si delinea un conflitto che va ben oltre le vite private degli abitanti: si tratta di uno scontro tra generazioni, tra città e campagna, tra artificio e natura, tra perdenti e vincitori post-muro. Una vera e propria guerra di tutti contro tutti, in cui dietro alle ideologie si nascondono gli istinti più bassi mentre le dinamiche spietate della provincia non fanno che esasperare il bisogno quasi carnale di appropriarsi di un pezzo di terra. Un crescendo di tensione che sfocia nella nevrosi collettiva e in cui la certezza è una sola: non si salva nessuno.
Turbine, specchio perfetto della società contemporanea, racconta tutta la rabbia e la frustrazione di un mondo che fatica ad affrontare il cambiamento. Un romanzo brillante, intelligente come la migliore satira politica, avvincente come un giallo e umano come una confessione, che in Germania è stato un clamoroso caso letterario”.

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Clemens Meyer, Eravamo dei grandissimi

Michele Sisto

Come molti scrittori socializzati nella DDR, Clemens Meyer (Lipsia, 1977) ha una cultura letteraria eccezionale: autentico nerd della letteratura, può citare a memoria brani interi da Thomas Mann e Uwe Johnson come da autori di culto del sottobosco letterario, dal francofortese Jörg Fauser, di cui L’Orma ha appena pubblicato il bukowskiano Materia prima, al suo concittadino Wolfgang Hilbig, poeta e romanziere tra i più rispettati della Ostmoderne, il postmodernismo tedesco-orientale. Autore ad oggi di due romanzi, due raccolte di racconti e di un diario letterario, nel 2015 Meyer è stato invitato a Francoforte a tenere le prestigiose lezioni di poetica inaugurate da Ingeborg Bachmann nel ’60 e riservate a personalità del calibro di Böll, Grass, Johnson, Wolf, Hilbig, Timm o Terézia Mora. Il suo romanzo d’esordio, Als wir träumten (2006), che ora Keller propone in una traduzione coraggiosa e riuscita, è un’opera coltissima (non avrebbe sfigurato con l’austera sovraccoperta bianca di un Supercorallo Einaudi), che tuttavia non ha nulla dello snobismo di molta letteratura colta: la tecnica e la tradizione sono messe al servizio di una narrazione secca e dinamica, di cui Luca Crescenzi sul «manifesto» ha sottolineato la céliniana spietatezza. Il romanzo segue, dall’infanzia ai vent’anni (1985-95), le vicende di un gruppo di ragazzi di una specie di bronx comunista lipsiense, socialmente predestinati all’annientamento: Rico finisce in galera dopo una fallita carriera di pugile dilettante, Mark al cimitero consumato dall’eroina, Walter sfracellato contro un muro in una macchina rubata, Stefan detto Pitbull a spacciare (anche a Mark), Estrellita prostituta in un bordello, e Daniel, che l’ha silenziosamente adorata per tutta l’adolescenza, in un istituto di correzione. La caduta del muro, che taglia in due la loro giovinezza, non cambia nulla, se non le marche della birra e delle auto da rubare: socialismo o capitalismo, per chi sta ai margini non c’è riscatto. Con questo saremmo tutto sommato nell’orizzonte di un romanzo naturalista alla Zola. Continue reading

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I romanzieri del dolore altrui

Stefano Jorio

Sul mercato editoriale tedesco appaiono con regolarità, ormai da tempo, alcuni romanzi dalle caratteristiche così specifiche e costanti da far pensare a un nuovo genere di narrativa. Negli ultimi venti anni l’industria del libro ha a tal punto omologato i diversi mercati nazionali che non sarebbe difficile trovare esempi europei analoghi; ma in Germania il fenomeno si presenta con particolare evidenza per ragioni riconducibili alla sua realtà socioeconomica e alla sua supremazia a livello internazionale. Le caratteristiche di questo genere letterario sono facilmente individuabili: si tratta di libri scritti da tedeschi o tedesche per un pubblico di connazionali; trattano temi di drammatica attualità internazionale; mettono in scena un nativo del paese in crisi tramite un io-narrante o una terza persona che assume il suo punto di vista e omettono di caratterizzare questo protagonista, senza attribuirgli un modo personale di esprimersi (quello che in semiotica si chiama idioletto), senza attribuirgli opinioni personali né consapevolezza storico-politica; i suoi atti e i suoi pensieri sono anodini perché sempre e solo politicamente corretti. Più che di personaggi romanzeschi si tratta di maschere approssimative dietro le quali si intuiscono con agevolezza i dati anagrafici degli autori e delle autrici. A livello linguistico il solo intervento sul protagonista è qualche volta l’uso di parole appartenenti alla sua lingua madre, translitterate quando necessario nell’alfabeto latino e seguite dalla traduzione: un uso volto non tanto a caratterizzare il personaggio quanto a palesare, quasi in un malinteso sforzo di realismo, che è davvero indiano o messicano o palestinese. Continua a leggere su Il tascabile

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Faccia a faccia con Wladimir Kaminer

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Il 9 aprile 2018, Wladimir Kaminer è stato ospite del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, in occasione di un ciclo di incontri con autori del mondo ebraico, organizzato da Serena Grazzini, docente di letteratura tedesca, all’interno di un progetto nazionale promosso da RE.T.E (Rete Toscana Ebraica) in collaborazione con Università degli Studi di Milano, Università di Pisa, CISE, ACIT Pisa e Goethe-Institut Italien e con il patrocinio del Comune di Firenze e del Comune di Pisa.

Dopo l’incontro, presentato da Giovanna Cermelli, Kaminer si è reso disponibile a rilasciare un’intervista condotta dagli studenti Fabio Bassani, Serena Cianciotto, Felicia Di Pilla e Greta Tizian sotto la supervisione e il coordinamento della Dott.ssa Birgit Schneider, lettrice presso l’Università di Pisa. L’intervista è stata trascritta e tradotta con la partecipazione di Roberta Calamita. L’autore ha acconsentito alla pubblicazione dell’intervista in questa forma e in questa sede. La foto è di Danny Frede, ed è tratta da qui.

Wladimir Kaminer è uno dei protagonisti dell’odierna scena letteraria e culturale tedesca, non solo come scrittore ma anche come giornalista, DJ e blogger. Di nazionalità russa, nasce nel 1967 a Mosca da famiglia ebraica; nel 1990 Kaminer si trasferisce nella parte orientale di Berlino, approfittando dello status di rifugiato ebreo, che il governo formatosi dopo la prima elezione libera nella DDR garantiva a tutti gli ebrei sovietici. Dopo i primi travagliati anni a Berlino, Kaminer decide di stabilirsi definitivamente nella capitale con i genitori e la moglie. A partire da questa realtà metropolitana e multiculturale svilupperà la maggior parte della sua produzione.  Continue reading

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La letteratura tedesca in Italia: la ricerca – il portale – la collana – i libri. Una giornata a Villa Sciarra

Giornata 7.6.2018

FIRB_Locandina 7 giugno

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La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione

cover__id3783_w800_t1521704439__1x_ritoccataÈ appena uscito il primo volume di una nuova collana Quodlibet Studio, «Letteratura tradotta in Italia»: La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione (1900-1920). Così la quarta di copertina:

Tradurre letteratura straniera è un modo per scrittori, editori e critici di rinnovare le “regole” con cui si fa letteratura: dalle poetiche alle posture autoriali, dalla gerarchia dei generi letterari alle pratiche editoriali. Il volume costituisce un’introduzione a questi temi a partire dal caso della letteratura tedesca importata in Italia nel primo ventennio del Novecento. Le collane fondate da Croce, Papini e Borgese per Laterza e Carabba e le traduzioni realizzate da Prezzolini, Slataper, Spaini e Tavolato introducono nuovi autori (Novalis, Hebbel, Kraus) e nuovi testi (il Wilhelm Meister di Goethe, La nascita della tragedia di Nietzsche), appropriandosene e modificandoli a partire da una specifica idea di letteratura. Attraverso i cinque capitoli e i materiali di corredo – traiettorie dei mediatori, antologia di testi, glossario dei concetti, bibliografia di studio – il volume propone di guardare alla storia letteraria riconoscendo alla traduzione un ruolo di primo piano.

Su Le parole e le cose si può leggere l’introduzione degli autori. 

Di cosa parla questo libro Quando entriamo in una libreria o sfogliamo una rivista letteraria, troviamo novità e classici, di scrittori italiani e stranieri. Anche cento anni fa gli ultimi libri di D’Annunzio, Croce, Prezzolini o Slataper stavano accanto alle più recenti traduzioni di Nietzsche, Goethe, Novalis, Hebbel e di altri autori di tutto il mondo. Questi libri rappresentano quello che chiameremo il repertorio dell’epoca: vale a dire l’insieme di testi, ma anche di norme, generi, stili, modelli, pratiche, posture autoriali con cui in un determinato momento storico si fa letteratura. Ciascuno di questi elementi è dotato di maggiore o minore legittimità: nel 1910, per esempio, si è fuori tempo massimo per fare i carducciani imitando Heine, ma ci si può guadagnare una certa reputazione mettendo a nudo se stessi e la società in pagine ricalcate su quelle di Nietzsche.

I tedeschi in traduzione Questo volume vorrebbe introdurre il lettore al repertorio della letteratura tradotta nei primi vent’anni del Novecento, a partire dal caso di quella di lingua tedesca. Interrogandoci su quali “tedeschi” si leggessero allora in Italia, ci siamo presto resi conto che non bastava scorrere cataloghi e bibliografie alla ricerca di titoli tradotti, ma che occorreva rendere conto di quanto ciascun autore, opera, genere, postura, ecc. fosse considerato legittimo, di quale valore gli venisse attribuito, e da chi. Ci siamo dunque chiesti, più nel dettaglio, chi leggesse cosa, quali opere arrivassero nelle librerie, quali venissero recensite sui giornali e quali sulle riviste letterarie, quali fossero discusse nei salotti della buona società e quali nei gruppi letterari d’avanguardia. Quali, ancora, suggerissero agli scrittori italiani possibilità nuove, fino ad allora inesplorate, o viceversa di quali gli scrittori italiani si siano appropriati, presentandole al pubblico italiano come affini alla propria idea di letteratura, o addirittura imitandole, riscrivendole. Ci siamo accorti che in molti casi la traduzione di un nuovo autore tedesco – e teniamo presente che allora Novalis e Hebbel in Italia erano assolute novità, così come certe opere di Goethe – poteva essere ricondotta, per via diretta o indiretta, ad alcuni dei protagonisti riconosciuti della scena letteraria italiana di quegli anni, da Croce a Prezzolini, da Papini a Slataper o Borgese, talora in veste di traduttori o prefatori, talora in quella più discreta ma non meno decisiva di direttori o consulenti di collane editoriali. Ci siamo quindi trovati nella necessità di ricostruire, almeno a grandi linee, un microcosmo sociale fatto di traduttori, scrittori, critici, accademici, editori (nonché di importanti, e spesso dimenticate, traduttrici, scrittrici, collaboratrici editoriali) che con la loro attività hanno orientato la scelta dei libri da tradurre e il modo di leggerli. Continua a leggere su Le parole e le cose

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Lavinia Mazzucchetti. Impegno civile e mediazione culturale nell’Europa del Novecento

Copertina Mazzucchetti

Lavinia Mazzucchetti.
Impegno civile e mediazione culturale
nell’Europa del Novecento

a cura di Anna Antonello e Michele Sisto
Roma, Istituto Italiano di Studi Germanici, 2018

Per quasi mezzo secolo Lavinia Mazzucchetti (1889-1965) è stata uno dei più influenti mediatori di cultura tedesca in Italia. Alla «scapigliata» germanista milanese, formatasi al magistero di P. Martinetti e poi assistente alla cattedra di Letteratura tedesca di G. A. Borgese, si rivolgono tanto i lettori delle sue informatissime corrispondenze, quanto gli editori – da Sperling & Kupfer a Mondadori – che nel decennio delle traduzioni portano in Italia Thomas Mann, Hermann Hesse, Stefan Zweig o Vicki Baum. Il volume prende in esame i diversi aspetti della sua attività, dalla critica all’insegnamento, dalla traduzione al lavoro editoriale, con particolare attenzione al suo impegno politico e alla sua rete di relazioni di respiro europeo.

Introduzione [7]

L’INTELLETTUALE, LA GERMANISTA, LE RELAZIONI

  • Giorgio Mangini, In nome del passato. Lavinia Mazzucchetti tra Arcangelo Ghisleri, Ernesto Rossi e Ferruccio Parri [13]
  • Maria Pia Casalena, Un’intellettuale europea nel ‘secolo breve’ [54]
  • Anna Antonello, La «società in accomandita» Mitzky-Mazzucchetti (1914-1958) [69]
  • Elisabetta Mazzetti, I carteggi di Lavinia Mazzucchetti con Thomas Mann, Hans Carossa e Gerhart Hauptmann. La soddisfazione «di servire la causa della libertà e bollare la barbarie» e la fuga dalla realtà [91]
  • Arturo Larcati, «Resistenza senza fucile». Lavinia Mazzucchetti e Die andere Achse (1964) [117]

L’INSEGNAMENTO, LA TRADUZIONE, IL LAVORO EDITORIALE

  • Francesca Boarini, Lavinia Mazzucchetti e la manualistica per l’insegnamento della lingua tedesca [145]
  • Paola Maria Filippi, Lavinia Mazzucchetti. La ‘teoria implicita’ nelle sue traduzioni [167]
  • Natascia Barrale, «Tradurre è cosa seria e necessaria». Lo studio sull’arte del tradurre di Lavinia Mazzucchetti [185]
  • Mariarosa Bricchi, Lavinia Mazzucchetti: le schede di lettura come autoritratto [197]
  • Michele Sisto, Lavinia Mazzucchetti, Elio Vittorini e la letteratura tedesca in Mondadori (1956-1965) [213]

APPENDICE

  • Bibliografia degli scritti e delle traduzioni di Lavinia Mazzucchetti (1911-1966) [243]
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LTit – Letteratura tradotta in Italia. Anteprima 

Da questo numero, il 14°, la rivista tradurre. pratiche teorie strumenti ospita una nuova rubrica, in cui presenta in anteprima alcuni degli studi sui mediatori italiani di letterature straniere che a partire dal 1° giugno 2018 appariranno sul portale LTit – Letteratura tradotta in Italia (www.ltit.it) di prossima inaugurazione. Riportiamo qui l’indice della prima uscita.

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Adriano Sofri, Una variazione di Kafka

sofri_copertinaAdriano Sofri

Una variazione di Kafka

Palermo, Sellerio editore, La memoria, 2018, 224 pp.

Segnaliamo la pubblicazione da parte di Sellerio Una variazione di Kafka di Adriano Sofri.

Di seguito, riportiamo il risvolto: «Un biografo ha scritto che “una singola sillaba in Kafka può suscitare le emozioni del lettore fin nel profondo”. Ecco, io sono uno di questi. Nel mio caso si tratta di una parola, benché a variare siano solo due sillabe. La parola è Strassenlampen (lampioni), e sta all’inizio della seconda parte della Metamorfosi. Tutto è cominciato quando mi sono accorto che nella più classica traduzione italiana invece dei lampioni c’era un tram. Come si fa a prendere un tram per dei lampioni? Ho guardato in giro: in una quantità di traduzioni nelle più diverse lingue sbucava il fantomatico tram. Che in tedesco si chiama Strassenbahn. Se un commesso viaggiatore può svegliarsi trasformato in uno scarafaggio, direte, anche un lampione può trasformarsi in un tram. L’apparente strafalcione, tram per lampioni, era già nella prima traduzione della Metamorfosi, uscita anonima nel 1925, un anno dopo la morte di K. Risalendone la peripezia ci si imbatte nell’appropriazione indebita di quella traduzione da parte di un gran signore delle lettere universali come Jorge Luis Borges. La traduttrice vera era Margarita Nelken, una donna spagnola dalla vita brillante, tumultuosa e triste.
Non era questo però a motivare il fervore che mi aveva preso. Il fatto è che a un certo punto mi è sembrato che il tram al posto dei lampioni fosse più bello, e che illuminasse la conclusione stessa del racconto. E non fosse un errore – Strassenlampen e Strassenbahn possono confondersi – ma una variante introdotta dallo stesso Kafka. Proporre una correzione addirittura della Metamorfosi è quasi come sfidare la lettera delle sacre scritture per le quali si fanno guerre micidiali. La filologia laica risparmia lo spargimento di sangue, tutt’al più qualche spargimento di cattedre. Ma è stato bello immaginarsi alleato di Kafka contro l’ordine tipografico costituito. Lettrici e lettori scusino le pagine pedanti: si possono saltare e riprendere dove la trama – il tram – torna sui suoi binari. A. S.».

Posted in In vetrina, Luana Petrella | Tagged , , , | Leave a comment