Libri in cerca di editore: Fink und Fliederbusch di Schnitzler

[Arthur Schnitzler, Fink und Fliederbusch, Berlin, Fischer Verlag, 1917. Terza puntata della rubrica Libri in cerca di editore: brevi schede, quasi dei pareri di lettura, su opere che i redattori di germanistica.net sarebbero felici di vedere (o veder tornare) in libreria. Romanzi, poesie, drammi, saggi, opere canoniche e rarità della letteratura tedesca, studi e ricerche dei suoi maggiori mediatori italiani, che potrebbero (e dovrebbero) far parte di un’ideale Biblioteca germanica. Segnaleremo in particolare le traduzioni già eseguite ma tenute ‘nel cassetto’ e le curatele progettate ma non ancora realizzate. Con l’auspicio che qualcuno di questi libri incontri il suo editore. Per maggiori informazioni: info@germanistica.net.]

Tre anni dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, alla vigilia del crollo dell’Impero austroungarico, Arthur Schnitzler pubblica la commedia satirica in tre atti Fink und Fliederbusch (1917), un palcoscenico scettico-umoristico sul quale si rappresentano le cause del conflitto in corso, la totale mancanza di prospettive della borghesia liberale e la distanza dell’autore dalla politica sia interventista sia pacifista.

La commedia, ambientata in due redazioni giornalistiche, ha come protagonista un cronista di politica che con due nomi diversi, Fink e Fliederbusch, collabora a un giornale liberale, “Die Gegenwart” e a uno clericale-reazionario, “Die Elegante Welt”, scrivendo articoli uno in forte contrapposizione con l’altro, spinto dall’impulso del momento, fino ad essere costretto a battersi a duello contro se stesso. Sulla personalità scissa di Fink-Fliederbusch, le cui maschere interscambiabili producono un incalzante gioco delle parti anche spassoso, si innesta la tragica diagnosi schnitzleriana della crisi della razionalità, del venir meno di un possibile accertamento della verità, dell’inutilità della convinzione individuale come segno di responsabilità e coerenza. Continue reading

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“Mario e il mago”. Thomas Mann e Luchino Visconti raccontano l’Italia fascista

Una mostra e un convegno alla Casa di Goethe (Roma, 14 febbraio – 26 aprile 2015)

Daria Biagi

La copertina della pubblicazione curata da Elisabeth Galvan in occasione della mostra

La copertina della pubblicazione curata da Elisabeth Galvan in occasione della mostra

È l’agosto del 1929 quando Thomas Mann, in pausa forzata dal lavoro a Giuseppe e i suoi fratelli, compone il racconto Mario e il mago. Moglie e figli lo hanno trascinato in vacanza a Rauschen, sul mar Baltico, impedendogli di portare con sé i volumi di cui ha bisogno per proseguire con il suo romanzo più impegnativo. Non gli resta dunque che dedicarsi a un lavoro più leggero, «campato in aria» – come lo definisce lui stesso – eppure destinato a diventare, tra tutte le sue opere, quella che avrebbe più scontentato e diviso i lettori italiani.

Mario und der Zauberer narra infatti una tragica esperienza di “viaggio in Italia” (Ein tragisches Reiseerlebnis è il sottotitolo del racconto, pubblicato in tedesco nel 1930) e si ispira a fatti accaduti alla famiglia Mann nell’estate del 1926, durante una vacanza a Forte dei Marmi. La cittadina, nel racconto appena mascherata dietro il nome fittizio di Torre di Venere, è avvolta in un’atmosfera afosa e vagamente xenofoba, di cui i Mann si ritrovano a fare le spese: prima i due figli piccoli vengono accusati di attaccare la pertosse «per via acustica» agli altri ospiti della pensione dove alloggiano; poi la bambina, di appena sette anni, viene multata per aver fatto il bagno in mare senza costume. Per dimenticare questi sgradevoli contrattempi, i genitori portano i figli a vedere uno spettacolo di magia, dove un illusionista – chiamato nel racconto mago Cipolla – fa agire gli spettatori secondo i suoi ordini. Un giovane cameriere, Mario, viene ipnotizzato dal mago, lo bacia credendo di avere di fronte la ragazza che ama e poi, in preda alla vergogna, gli spara un colpo di pistola sotto gli occhi atterriti degli altri spettatori, che per tutto il tempo sono rimasti come paralizzati in sala. È l’atmosfera tesa di questa Versilia anni Venti, in bilico tra le prime aperture al turismo di massa e le pressioni crescenti del fascismo, ad essere ricreata nella mostra alla casa di Goethe, ideata e curata da Elisabeth Galvan, docente di Letteratura Tedesca all’Orientale di Napoli, con la collaborazione scientifica di Simone Costagli.

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Jan Peter Bremer, L’investitore americano

[Ripeschiamo dall’Indice dei libri del mese la recensione di Anna Chiarloni a questo libro sorprendente uscito qualche tempo fa. M.S.]

Anna Chiarloni

Bremer (n. 1965), pluripremiato a cominciare dal prestigioso premio Bachmann, è oggi al suo settimo romanzo. Nato ad Amburgo, alla recente fiera di Lipsia, dove ha letto brani dall’ultimo testo, compariva in maglia corsara, orecchini, anelli e braccialetto. L’autore vive oggi a Berlino, città in cui è ambientato questo intrigante racconto,  mirabilmente curato dal traduttore nonché co-fondatore della neonata editrice “L’orma”. Tutto cambia nella vita del protagonista quando uno speculatore americano compra un intero quartiere berlinese. Bremer filtra una sequenza frequente nella capitale riunificata – il passaggio di mano proprietaria di vecchi edifici  da ristrutturare – attraverso un unico sguardo, quello di un inquilino che in quel quartiere ci vive: un giovane scrittore in crisi, sia coniugale che creativa. Una voce monologante, appesa al silenzio della scrittura, che  nel tempo di una giornata si articola in un caleidoscopico fantasticare di ipotetiche iniziative e trame letterarie, moltiplicando i registri narrativi: c’è la vita quotidiana di una famiglia, il lento scivolare verso un trasloco, i linguaggi delle consulenze legali, l’idea surreale di una petizione cifrata rivolta via internet all’investitore americano.  Continue reading

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Studi Germanici n. 6 + Osservatorio critico

Il n. 6 di Studi Germanici è on line. Qui se ne può scorrere l’indice e leggerne gli articoli. Qui lo si può scaricare integralmente in pdf .

Studi Germanici contiene anche il nuovo numero dell’Osservatorio critico della germanistica, dal quale traiamo la recensione di Fabrizio Cambi all’ultimo fascicolo della rivista Comunicare, diretta da Paola Maria Filippi.

Fabrizio Cambi

Nell’epoca del digitale e della letteratura online continua la sua coraggiosa e brillante navigazione la rivista «comunicareletteratura», in un rigoroso cartaceo patinato, condotta con grande acume e passione dalla Direttrice scientifica Paola Maria Filippi. Nata nel 2008, la rivista ha come specificità, molto rara nei periodici, di avvicendare all’interno di ogni suo numero «contributi critici con testi di letteratura primaria, italiani e stranieri, inediti e/o tradotti nella nostra lingua per la prima volta, accompagnati da testimonianze originali degli autori chiamati a dialogare con la propria opera e con i nostri lettori». A questa finalità, originale e ambiziosa, esposta nel primo editoriale, la rivista in questi anni ha sempre pienamente corrisposto con esplorazioni e itinerari in un’ area di riferimento latamente mitteleuropea, dalla Germania alla Russia, dall’Austria ai Balcani, dall’Ungheria alla Georgia.

L’ultimo numero si distingue ulteriormente per la ricchezza dei temi, la qualità e la densità dei 25 interventi, ma soprattutto per la trasversalità dei testi la cui eterogeneità rivela comunanze e tangenze, una conferma sempre affascinante che l’intreccio di lingue, linguaggi e culture si infittisce o si allarga negli interstizi della letteratura negatrice dei confini. Scorrendo l’indice si rilevano tre ‘blocchi’ incentrati rispettivamente su Peter Handke, Tawada Yōko e Franz Kafka.  Continue reading

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Libri in cerca di editore: Gli incompiuti di Jirgl

[Con questa scheda su Die Unvollendeten di Jirgl, scritta nel 2012 per una casa editrice che alla fine decise di non pubblicarlo, prosegue la rubrica Libri in cerca di editore: brevi schede, quasi dei pareri di lettura, su opere che i redattori di germanistica.net sarebbero felici di vedere (o veder tornare) in libreria. Romanzi, poesie, drammi, saggi, opere canoniche e rarità della letteratura tedesca, studi e ricerche dei suoi maggiori mediatori italiani, che potrebbero (e dovrebbero) far parte di un’ideale Biblioteca germanica. Segnaleremo in particolare le traduzioni già eseguite ma tenute ‘nel cassetto’ e le curatele progettate ma non ancora realizzate. Con l’auspicio che qualcuno di questi libri incontri il suo editore. Per maggiori informazioni: info@germanistica.net.]

Michele Sisto

Reinhard Jirgl, Gli incompiuti
traduzione di Daniel Abbruzzese e Gigi Corsini

Premetto che all’inizio avevo dei pregiudizi, perché avevo ascoltato Jirgl al Literaturhaus di Wannsee e ne avevo avuto l’impressione di un narratore istituzionale, che posa da rivoluzionario mentre non è altro che un pezzo ben integrato del Literaturbetrieb. Invece questo romanzo uscito in originale nel 2003, che peraltro secondo Matteo Galli è il suo migliore (v. L’invenzione del futuro, pp. 247-48), mi è piaciuto non poco.

La materia è distribuita in tre parti. La prima racconta la Vertreibung da Komotau, nei Sudeti, delle quattro donne superstiti della famiglia Rosenbach, tra il ’45 e il ’47: la capostipite Johanna viene accompagnata dalle figlie Hanna e Maria verso ovest, con varie traversie, fino ad approdare a Birkheim (Salzwedel, oggi in Sassonia-Anhalt), mentre Anna, la figlia diciannovenne di Hanna (le donne hanno tutte lo stesso nome, a sottolineare la continuità del sangue al di là dei singoli individui), riesce a ricongiungersi con loro solo un paio d’anni più tardi, dopo essere stata internata in vari campi di lavoro e aver conosciuto il giovane contrabbandiere ed ex-SS Erich. L’ultimo capitolo della prima parte, il n. 8, descrive questo incontro e segna l’irrompere di una sensualità e di un sentimento autentici in un modo altrimenti scisso tra il rigido cattolicesimo delle donne della famiglia e le gelide leggi della brutale sopravvivenza. Pur concedendo molto al sentimentalismo e a uno schema da spy story d’appendice (cosa di cui Jirgl è ben consapevole, ma è lui stesso un sentimentale, come Böll o, in altro modo, Johnson), questo lungo capitolo è davvero molto bello.  Continue reading

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Katja Petrowskaja, Forse Esther

[Ripubblichiamo la recensione di Anna Chiarloni – uscita sull’Indice dei libri del mese dello scorso ottobre – a uno dei libri più interessanti degli ultimi anni, Forse Esther di Katja Petrowskaja, che recentemente è stata ospite al Salone del libro di Torino. M.S.]

Anna Chiarloni

Una nuova voce di rango ci viene dalla Germania, quella della debuttante Katja Petrowskaja. Nata nel 1970 a Kiev da genitori ebrei, immigrata non ancora trentenne a Berlino, ha vinto nel 2013 il prestigioso Premio Bachmann. Al copioso filone della Migrantenliteratur si aggiunge così un innesto di provenienza ucraina, amplificato da molteplici ascendenze familiari russe. In questo genere letterario, prevaleva finora uno sguardo ‘altro’, del migrante appunto, solitamente portatore di climi ed esperienze diverse rispetto alla storia tedesca. Basti citare, tra gli ultimi autori di successo, Terézia Mora col suo retroterra ungherese, il bosniaco Saša Stanišić o ancora il turco Feridun Zaimoglu che nel suo recente romanzo mette in scena il dramma del Kossovo. Con Vielleicht Esther, invece, il lettore è immesso fin dal prologo, maliziosamente intitolato Sia ringraziato Google, nel flusso del passato tedesco. Non solo. Ancora ben visibile è nel presente l’impronta della guerra, segnalata dalla frequenza del termine Krieg che costella le prime pagine. A Berlino resta infatti un “vuoto che nessun governo può colmare, né con costruzioni colossali, né con le buone intenzioni”. E il passato resta annidato nel linguaggio comune: Selektion, Endstation – parole che precipitano l’io narrante all’indietro nel tempo, in un lessico dal suono sinistro, quello dello sterminio nazista. Immagini e parole che accompagnano l’autrice nel suo cammino à rebours, in una contrattazione continua con la lingua di adozione, alla ricerca di una famiglia rimossa anche dalla memoria domestica. È la stessa autrice a introdurci nella sua officina letteraria: “Pensavo in russo, cercavo i miei parenti jiddish e scrivevo in tedesco. Avevo la fortuna di potermi muovere nelle crepe della lingua, nello scambio e nella variazione continua dei ruoli e dei punti di vista.” Continue reading

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Libri in cerca di editore: l’Agathon di Wieland

[Inauguriamo con l’Agathon di Wieland la rubrica Libri in cerca di editore: brevi schede, quasi dei pareri di lettura, su opere che i redattori di germanistica.net sarebbero felici di vedere (o veder tornare) in libreria. Romanzi, poesie, drammi, saggi, opere canoniche e rarità della letteratura tedesca, studi e ricerche dei suoi maggiori mediatori italiani, che potrebbero (e dovrebbero) far parte di un’ideale Biblioteca germanica. Segnaleremo in particolare le traduzioni già eseguite ma tenute ‘nel cassetto’ e le curatele progettate ma non ancora realizzate. Con l’auspicio che qualcuno di questi libri incontri il suo editore. Per maggiori informazioni sui libri: info@germanistica.net.]

La modesta ricezione, sia in Germania sia in Italia, di Christoph Martin Wieland (1733-1813), narratore, poeta, editore e traduttore, non è mutata da quando in occasione del bicentenario della nascita Walter Benjamin sollecitava, alla vigilia della presa del potere di Hitler, una rivalutazione critica della sua opera che si sviluppa nel periodo aureo della cultura tedesca, dal tardo illuminismo al classicismo weimariano. A lui dobbiamo con la Geschichte des Agathon il primo Bildungsroman nella letteratura tedesca settecentesca, anticipatore del romanzo psicologico moderno, che nelle tre edizioni dal 1766-67 a quella conclusiva del 1794 precede il frammento narrativo di Goethe della Theatralische Sendung, prodromo dei futuri romanzi di formazione di Wilhelm Meister.

Il romanzo di Wieland, ambientato fra il V e il IV secolo a. C. tra Delfi, Atene, Smirne e Taranto, è un complesso conglomerato allegorico incentrato sull’itinerario formativo e morale del protagonista Agathon, chiamato a risolvere la contrapposizione fra il mondo ideale dell’io e l’esperienza della realtà. Nello sfondo della sua figura, centrale nel Simposio platonico, le vicende narrate vanno ricondotte al presente dell’autore che per molti versi si proietta nella nostra attualità in un intreccio di concezioni filosofiche-politiche, principi morali e di possibili forme di governo. La vocazione a battersi per la res publica contro l’interesse personale, l’obiettivo del bene perseguito per se stesso come antidoto all’egoismo, la prefigurazione utopica di una società democratica la cui solidità e benessere si basano sulle qualità morali, sono i principi guida per una educazione individuale, civile e politica che non avrà seguito nei decenni successivi. La rifrazione costante fra mondo classico e mondo moderno, rappresentata con ironia ed eleganza erudita in una armoniosa cornice rococò di eros e sentimento, scandisce un percorso estetico-ideologico che si interromperà nell’Ottocento e ancor più tragicamente sarà dissolto dalle catastrofi novecentesche.

La traduzione della prima edizione del romanzo (1766-1767), preparata e messa a disposizione da Fabrizio Cambi, è integrata con le parti pubblicate dall’autore nel 1794. E’ previsto un apparato essenziale di note e commento. Il volume può essere contenuto in circa 950 pagine.

La redazione

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Call for paper: Artistic and social representations of poverty

[Ricevo questo call for paper dai colleghi dell’Università di Cassino e volentieri giro all’attenzione dei lettori di germanistica.net.]

Artistic and social representations of poverty

Up to the eighteenth century, the theme of poverty in art and literature was dominated by the evangelical model. With the rise of ‘realistic’ art, artists gradually turned away from the allegorical dimension (see for example the scene of the poor man in Molière’s Don Juan) in favor of a denunciation of the negative consequences of industrialism on society and on the model of city. Poverty represented a scandal for reason, the de facto denial of the idea of equality. Poverty was no longer considered in itself, but in contrast with richness, the two being respectively associated with positive and negative ethical values.

In the twentieth century, the question of poverty was displaced in artistic representation by the more specific question of social conflict and class struggle. In recent decades, other types of social problems (unemployment, massive migration, war) have attracted the interest of artists and the word ‘poverty’ has often been associated with that of ‘specter’: an ever impending ethical and economical disaster. In general, however, the topic of poverty has been avoided (see, for example, the article in the on line New Yorker entitled “The “P” Word: Why Presidents Stopped Talking About Poverty”), making its occasional manifestations of particular interest (Bennet’s The Lady in the Van,  certain novels by Daeninckx or Moni Ovadia’s Madre dignità).

Besides the arts and letters, the present project may include representations of ‘underprivileged social sectors’ in the press, in politics and in education. The Laboratory of Literary Studies Inter Artes of the Department of Letters and Philosophy of the University of Cassino and Southern Lazio proposes the publication of a work on the topic of the representation of poverty in art and literature, in all historical periods and geographical areas.

Working Bibliography (some suggestions)

  • P. Bourdieu (coord.) La misère du monde, Paris, Seuil,1993
  • Y. Lochard, Fortune du pauvre. Parcours et discours romanesques, Saint-Denis, PUV, 1998.
  • Henry Mayhew, London Labour & the London Poor, Oxford-New York, OUP, 2000
  • A . Sen, The idea of justice. London, Penguin, 2010
  • De la pauvreté, dir. A Grunert, «CinémAction», 149, 2013.

Scientific Committee: Maddalena De Carlo, Gabriele Poole, Elisabetta Sibilio, Maria Valentini

Articles may be in Italian, French or English. Proposals, consisting of a provisional title and a 300 word abstract, should be sent to lab.interartes@gmail.com before June 30th 2015. The committee will respond by July 15th 2015. All papers submitted will be subject to double-blinded review.

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Parlare di pace in tempo di guerra

Per cercare di rispondere in forma non retorica ma rigorosamente storiografica e documentata al perché cento anni fa fosse tanto difficile parlare di pace, l’Accademia Roveretana degli Agiati, nel novembre del 2014, ha promosso una serie di manifestazioni nell’ambito del progetto «Abbasso le armi! Donne e uomini contro». Le iniziative, cui hanno contribuito, fra le altre istituzioni, la Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto, la Biblioteca Civica “G. Tartarotti” di Rovereto, la Biblioteca Austriaca/Biblioteca Comunale di Trento, l’Associazione Italia-Austria di Trento e Rovereto, hanno inteso presentare e studiare l’operato della prima donna premio Nobel per la pace, Bertha von Suttner, colei che fece proprio della “predicazione della pace” lo scopo della propria esistenza laica e che incessantemente operò per scongiurare il primo grande conflitto mondiale. Le testimonianze sulla figura di Suttner sono oggi raccolte nel volume: Parlare di pace in tempo di guerra. Bertha von Suttner e altre voci del pacifismo europeo, a cura di Paola Maria Filippi e con uno scritto di Marlene Streeruwitz. Atti del Seminario di studio Rovereto, 4 novembre 2014.

Suttner

Realizzato con il patrocinio del Comune di Rovereto e della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Parlare di pace in tempo di guerra raccoglie i seguenti contributi:  Continue reading

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La letteratura tedesca dell’Indice

[Rilanciamo volentieri l’appello dell’Indice dei libri del mese. Sotto, pubblichiamo l’elenco dei principali libri di letteratura tedesca recensiti dall’Indice dal 2010 a oggi, a testimoniare ancora una volta l’importante funzione svolta dalla rivista nel valorizzare le traduzioni e nell’orientare i lettori. M.S.]

Carissimi,

siamo partiti con la nostra prima campagna di crowdfunding: Grandi autori per grandi lettori – L’indice arriva sul web. Abbiamo intervistato, telefonato, parlato, spiegato, raccontato, scritto, immaginato… Abbiamo costruito un progetto che è un sogno, il sogno dell’Indice dei libri del mese e di tutti quelli che da oltre trent’anni vi lavorano con grande passione e professionalità  e che ora vogliono dargli ali salde per volare nel futuro, con forti radici che lo ancorano al passato. Per questo abbiamo bisogno di tutti voi! Andate al sito per scoprire i dettagli della Campagna. Qui  potrete versare un contributo tramite  paypal o carta di credito. Oppure potrete fare direttamente  un bonifico bancario sul c/c intestato a FAHRENHEIT 452 –  IBAN   IT 15C 06906 01090 000000002600 con causale di pagamento ‘Campagna Indice dei libri del mese’ Chi donerà con un bonifico potrà inviare una mail a amministrazione@effe452.it per indicare il proprio indirizzo e  il numero di cellulare così che si possa inviare la ricompensa.

Grazie fin da ora del vostro supporto.
La Redazione

  • Lutz Seiler,  Kruso (2013), trad. di Paola Del Zoppo, Del Vecchio, Roma 2015
  • Christa Wolf, Parla, così ti vediamo. Saggi, discorsi, interviste (2012), trad. di Anita Raja, e/o, Roma 2015
  • Uwe Johnson, La maturità del 1953, (1985), trad. di Fabrizio Cambi, Keller, Rovereto 2015
  • Erich Kästner, Taccuino ’45. Un Diario del tracollo del Terzo Reich (1961), cura di Arminio Focher, Mattioli 1885, Fidenza 2015
  • Elias Canetti, Aforismi per Marie-Louise (2005), a cura di Jeremy Adler, trad. di Ada Vigliani, Adelphi, Milano 2015 
  • E.T.A. Hoffmann, Fiabe, a cura di Matteo Galli, L’Orma, Roma 2014
  • Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (1942-1991), trad. e introduzione di Nadia Centorbi, Del Vecchio, Bracciano 2014
  • Uwe Johnson, I giorni e gli anni, vol. I (1971), trad. di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini, L’Orma, Roma 2014
  • Katja Petrowskaja, Forse Esther (2014), trad. di Ada Vigliani, Adelphi, Milano 2014
  • Mariella Mehr, Ognuno incatenato alla sua ora, trad. e prefazione di Anna Ruchat, Einaudi, Torino 2014
  • Annemarie Schwarzenbach, La notte è infinitamente vuota, trad. e  cura di Tina D’Agostini, Il Saggiatore, Milano 2014
  • Günter Wallraff, Notizie dal miglior e dei mondi. Una faccia sotto copertura, L’Orma, Roma 2012 e Germania anni dieci. Faccia a faccia con il mondo del lavoro, L’Orma, Roma 2013
  • Angelika Klüssendorf, La ragazza (2011), trad. di Matteo Galli, L’Orma, Roma 2013
  • Sibylle Lewitscharoff, Blumenberg (2011), trad. di Paola Del Zoppo, Del Vecchio, Roma 2013,
  • Jan Peter Bremer, L’investitore americano (2011), trad. di Marco Federici Solari, L’Orma, Roma 2013
  • Jenny Erpenbeck, Di passaggio (2008,) trad. di Ada Vigliani, Zandonai, Rovereto 2011 e E non è subito sera, trad. di Ada Vigliani, Zandonai, Rovereto 2013
  • Johannes Bobrowski, Poesie, a cura di Davide Racca, Di Felice Edizione, Martinsicuro (TE) 2013
  • Judith Schalansky, Atlante delle isole remote (2009), trad. di Francesca Gabelli, Bompiani, Milano 2013
  • Christian Kracht, Imperium (2012), trad. di Alessandra Petrelli, Neri Pozza, Vicenza 2013
  • Bruno Apitz, Nudo tra i lupi (nuova ed. 2012), trad. di Agnese Silvestri Giorgi, Longanesi, Milano 2013
  • Peter Handke, La notte della Morava (2008), trad. di Claudio Groff, Garzanti, Milano 2012
  • Else Lasker-Schüler, Le notti di Tino di Baghdad, introduzione e traduzione a cura di Eloisa Perone, Milano, Mimesis, 2012
  • Friedrich Dürrenmatt, L’incarico, trad. di Giovanna Agabio, Adelphi, Milano 2012
  • Heinz Czechowski, Il tempo è immobile. Poesie scelte, cura e traduzione di Paola Del Zoppo, Del Vecchio Roma, 2012
  • Marica Bodrožić, Il mio approdo alle parole. Stelle, colori (2007), trad. di Barbara Ivančić e Valentina Piazzi, introduzione Di Barbara Ivančić, Aracne, Roma 2012
  • Christa Wolf, August (2011), a cura di Anita Raja, e/o, Roma 2012
  • Friedrich Christian Delius, La ballata di Ribbeck, a cura di Karin Birge Gilardoni-Büch, tr. it. di Elena Bonetto, Mimesis, Milano 2012
  • Hans Fallada, Nel mio paese straniero. Diario dal carcere 1944, a cura di J. Williams e S. Lange, traduzione e nota di Mario Rubino, Sellerio, Palermo 2012
  • Lou Andreas Salomé, Rainer Maria Rilke, Un incontro (1928), trad. di Chiara Allegra, postfazione di Amelia Valtolina, SE, Milano 2012
  • Herta Müller, Il fiore rosso e il bastone (2003), trad. di Fabrizio Cambi, Keller, Rovereto 2012
  • Hermann Hesse, Siddhartha, trad. dal tedesco di Massimo Mila, Adelphi, Milano, 2012 (edizione arricchita)
  • Jura Soyfer, Teatro (1936-39), trad. di Laura Masi, a cura di Hermann Dorowin , Morlacchi, Perugia 2011
  • Lutz Seiler, Il peso del tempo (2009), trad. di Paola Del Zoppo, Del Vecchio, Roma 2011
  • Dagmar Leupold, Dopo le guerre (2004), trad. di Paolo Scotini, Le Lettere, Firenze 2011
  • Lukas Bärfuss, Cento giorni (2008), trad. di Daniela Idra, Einaudi, Torino, 2011
  • Marcel Beyer, Forme originarie della paura (2008), trad. di Silvia Bortoli, Einaudi, Torino 2011
  • Arno Schmidt, Paesaggio lacustre con Pocahontas, a cura di Dario Borso, Zandonai, Rovereto 2011
  • Fred Wander, Hôtel Baalbek (1991) trad. di Ada Vigliani,Einaudi, Torino 2011
  • Joseph Roth, Il secondo Amore. Storie e figure, trad. di Gabriella de’ Grandi, Adelphi, Milano 2011
  • Heinrich von Kleist, Opere, a cura di Anna Maria Carpi, Mondadori, Milano 2011
  • Thomas Bernhard, Autobiografia, a cura di Luigi Reitani, traduzioni di Eugenio Bernardi, Renata Colorni, Umberto Gandini, Anna Ruchat, Adelphi, Milano 2011
  • Hans Henny Jahnn, 13 storie inospitali (1919), trad. di Elisa Perotti, Lavieri, S. Angelo in Formis 2010
  • Heiner Müller, Guerra senza battaglia. Una vita sotto due dittature (1992), trad. di Valentina Di Rosa, Zandonai, Rovereto 2010
  • Uwe Tellkamp, La Torre. Storia di una moderna Atlantide (2008), trad. di Francesca Gabelli, Bompiani, Milano 2010
  • Victor Klemperer, E così tutto vacilla. Diario del 1945, a cura di Anna Ruchat, Milano, Libri Scheiwiller, 2010
  • Ingo Schulze, Aranci e angeli. Bozzetti italiani, fotografie di Matthias Hoch (2010), trad. di Stefano Zangrando, Feltrinelli, Milano 2010 e L’angelo, le arance e il polipo, a cura di Valentina Di Rosa e Stefano Zangrando, Edizioni Nazione Indiana, Aversa 2010
  • Paul Celan, Microliti, a cura di Dario Borso, Zandonai, Rovereto 2010 e Oscurato, a cura di Dario Borso, Einaudi , Torino 2010
  • Christa Wolf, La città degli angeli, ovvero The overcoat of dr. Freud (2010), trad. e cura di Anita Raja, E/O, Roma 2011
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Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933

mostra

Ha aperto i battenti lo scorso 1° maggio al Museo Correr di Venezia «Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933» una mostra che per la prima volta porta in Italia e negli Stati Uniti i temi più rappresentativi delle tendenze artistiche dominanti della Repubblica di Weimar. Continue reading

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Lutz Seiler, Kruso

Anna Chiarloni

Acclamato all’unisono dalla critica tedesca, esce grazie alla tempestiva traduzione di Paola Del Zoppo il primo romanzo di Lutz Seiler. Noto come poeta, l’autore (n. 1963) appartiene alla generazione dei “nati dentro” – ossia a muro ormai sbarrato – cresce però in Turingia, lontano dalle tensioni della capitale, e tutelato da un solido ambiente familiare destinato a riaffiorare nei nodi della memoria lungo tutta l’opera. Kruso è un testo sorprendente, complesso, anche faticoso nella sua esibita intertestualità di riferimenti mutuati da una tradizione visionaria e a tratti fiabesca, tuttavia radicato in una realtà storica concreta, che s’interroga sul senso stesso dell’agire tedesco prima e dopo la svolta.

Estate 1989, Hiddensee – un’isola Ddr sul Baltico, al confine con la Danimarca. Qui si concentrano da tempo i “naufraghi” di uno stato al collasso: intellettuali coi libri appresso, professionisti, gente qualunque stanca di vivere intelaiata in un vessativo apparato di controllo. Seiler ci racconta di una piccola brigata eterogenea, alla periferia del sistema, che sopravvive di lavori stagionali. Tra loro il giovane Ed, spaesato studente di germanistica, giunto da Halle con zaino e giacchetta da pioniere alla ricerca di un nuovo destino. Al centro del gruppo il protagonista eponimo: Kruso, novello Robinson Crusoe di origine russa, figlio di un generale sovietico e di un’acrobata al seguito dell’Armata Rossa. Anche lui ha scelto la marginalità: gestisce il Klausner, un vecchio albergo inerpicato sulla costa, dove regna una sorta di utopico convivio fondato su di un’etica solidale, palma contro palma nel segno di una “scelta di libertà”. Figura carismatica forte e generosa, Kruso vota i suoi “illuminati” a una salda regola manuale, intesa come necessario servizio reso alla collettività, mutando quel romitorio in un surreale avamposto di indomita autonomia in cui si gioca a scacchi e si discute dei destini del mondo. Un rifugio provocatoriamente anacronistico, costituito come “arca”, ovvero strenuo argine al flusso di cittadini “ammaliati” dal miraggio occidentale. In tale “bateau ivre”, contro la gelida manetta dell’apparato censorio, servono letture attinte da una biblioteca clandestina e rituali alternativi nell’alito dell’alcol – parecchio – e della musica notturna. Intorno un paesaggio di smalto marino, uccelli selvatici e verdi forre in cui si nasconde la volpe. Una luce estiva che a tratti taglia la scrittura, sfocando immagini di militari nudi nel sole lungo un litorale di natura intatta. Seiler non cede tuttavia all’idillio, ama anzi il colore ruvido del lavoro quotidiano. La vita del Klausner è descritta dalla prospettiva materica delle cucine, con una successione non indifferente di corpi sciolti nel sudore, vapori di pignatte e mani intellettuali conce “come cuoio” tra risciacquo di saponi e spurgo di lavandini. Continua a leggere sull’Indice dei libri del mese

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Aldo Busi traduce Goethe

[Dal dialogo tra Werther e Alberto sul suicidio, lettera del 12 agosto 1771]

«Mi concederai,» disse Alberto, «che certe azioni rimangono riprovevoli qualunque sia il motivo che le ha messe in moto.»

Feci spallucce e gli diedi ragione. «Però, caro mio,» continuai, «anche qui esistono delle eccezioni. È vero che rubare è un peccato, ma l’individuo che va a rubare per salvare sé e i suoi da un’imminente morte per fame, si merita pietà o castigo? Chi oserà mai scagliare la prima pietra contro un marito che, in un accesso di gelosia, sacrifichi la sua donna adultera e il suo ignobile seduttore? contro la ragazza che in un momento di smarrimento passionale si perda negli incontenibili piaceri dell’amore? Persino le nostre stesse leggi, così insensibili e pedanti, si commuovono e perdonano.»

«Ma questa è una cosa completamente diversa,» replicò Alberto, «perché un uomo trascinato dalle sue passioni perde ogni controllo e deve essere considerato come un ubriaco, un pazzo.»

«Ah, voi, gente così ragionevole!» gridai ridendo. «Passione! Alcolismo! Pazzia! Come ve ne state comodamente rilassati, voi, così senza essere coinvolti, voi uomini morali! Strapazzate l’ubriacone, disprezzate colui che ha perduto la ragione, passate via come il prete e come il fariseo, ringraziate Dio che non vi ha fatto come uno di loro. Io mi sono ubriacato più di una volta, le mie passioni non sono state molto lontane dalla pazzia e non me ne rincresce, perché nel mio piccolo sono riuscito a capire che tutti gli uomini straordinari, che hanno fatto qualcosa di grande, qualcosa che apparentemente sembrava impossibile, sono stati da sempre tacciati da ubriachi e da pazzi. E anche nella vita di tutti i giorni non se ne può più di sentir gridare dietro a qualcuno che abbia fatto anche solo qualcosa di appena libero, nobile, inatteso: quello è ubriaco, è matto! Vergognatevi, voi sobri! Vergognatevi, voi sapenti!»

«Ecco che ci risiamo con i tuoi soliti grilli,» disse Alberto, «tu la fai sempre più grossa di quel che è, e in questo almeno hai torto marcio, nel paragonare il suicidio, che è questo di cui si sta parlando ora, a grandi imprese.»

Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther, traduzione di Aldo Busi, Milano, Garzanti, 1983, pp. 44-45

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Per una storia rapsodica dell’intellettuale moderno

[Pubblichiamo con molto piacere il testo della Lectio magistralis tenuta da Fabrizio Cambi all’Università di Trento il 3 dicembre 2014, un ampio estratto della quale è uscito sull’ultimo numero dell’Indice dei libri del meseL’immagine di Heine, tratta dalla copertina di un fascicolo del 1906 della rivista “Jugend”, viene da qui. M.S.]

“Nel rissoso chiasso d’oggi / la tua voce andrà sommersa” (H. Heine).
Per una storia rapsodica dell’intellettuale moderno dall’Ottocento ad oggi

Fabrizio Cambi

Periodicamente, a distanza di anni, spesso in concomitanza di snodi politici o di contingenti contingenti riflessioni a bilancio di epoche trascorse si ripropongono la questione del ruolo, della funzione e quindi dell’utilità dell’intellettuale e a corollario poi l’interrogativo della sua definizione. Così nel 2010 sollevò notevole dibattito il numero monografico di “Alfabeta2” dal titolo Intellettuali senza, in particolare lo scritto di Umberto Eco Alfabeto per intellettuali disorganici, nel quale, con una strategia dialettica con la posizione di Gramsci dell’intellettuale organico, stabiliva dei punti fermi che è difficile non condividere: “ricopre la funzione di intellettuale chi svolge un’attività critica e creativa. In tal senso Edison, che inventava (sia pure pasticciando con le mani) la lampadina, era un intellettuale, e svolge funzione di intellettuale il coltivatore che mette in questione i metodi di coltivazione in uso per inventare un modo nuovo per produrre pomodori”. Gran parte dell’articolo di Eco è incentrato sulla questione del “perché l’attacco agli intellettuali viene sempre da destra e mai da sinistra” come se a destra non esistessero grandi intellettuali. Nel 2013 è uscito su “MicroMega” (n. 6) un altro numero monografico cui hanno contribuito noti studiosi fra i quali Salvatore Settis, Adriano Prosperi, Gianni Vattimo, Piergiorgio Odifreddi. Già i titoli dei contributi confermano la difficoltà ma anche l’intenzione di tentare di ridefinire il senso della presenza dell’intellettuale nella sua funzione pubblica come già aveva affermato Kant distinguendo fra “uso privato” e “uso pubblico” della ragione: “Splendori e miserie degli intellettuali”, “Alla ricerca dell’impegno perduto”, “Per un impegno a progetto”, “Il declino dell’intellettuale impegnato è inarrestabile?, “Intellettuali o clown”, “Il creativo intellettuale del futuro”, “Apologia dell’intellettuale organico”. Questi titoli vogliono essere il viatico per prese di posizione se non per possibili risposte alle questioni di fondo se “ha ancora senso, oggi, la figura dell’intellettuale engagé. Come concepire nell’era globalizzata della visibilità e di internet, dell’intrattenimento di massa e del capitalismo finanziario, l’impegno politico e sociale dello scienziato e dell’uomo di cultura e se è vero, come si sente dire, che l’essenziale, per l’intellettuale, è scrivere buoni libri, dirigere buoni film, produrre opere d’arte”, cioè far bene il proprio lavoro, legittimando una sorta di razionalizzazione del disimpegno. Continue reading

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Benedetto Croce traduce Goethe

Catechizzazione

Maestro
Pensa, bimbo! Da chi ti son venuti
questi doni? Da te non li hai avuti.

Fanciullo
Certo. Tutto mi viene da papà.

Maestro
E – rifletti – tuo padre donde li ha?

Fanciullo
Dal nonno!

Maestro
Sia! Ma pur li ha procurati
il nonno come?

Fanciullo
Il nonno? Li ha rubati.

[Nota, di B.C.: Scherzo giovanile, stampato già nel 1773, sull’uso poco intelligente del metodo socratico nell’educazione. Qualche scrittore socialista lo intese poi come una critica della proprietà (nel senso detto dal Brissot, ripetuto dal Proudhon: La proprieté c’est le vol): ma di ciò nel pensiero del Goethe non era nulla.]

Benedetto Croce, Goethe. Con una scelta delle liriche nuovamente tradotte, Bari, Laterza, 1919, p. 272

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