Cesare Cases, «The whole man». Ritratto di Lichtenberg

Michele Sisto

Illuminista tra i più avvertiti delle potenziali involuzioni dialettiche dell’illuminismo, Lichtenberg è uno degli autori frequentati da Cesare Cases fin da ragazzo, quando pensa di tradurne i saggi sulla fisiognomica. È quasi certamente su suo consiglio che nel 1966 l’Einaudi pubblica Osservazioni e pensieri, una selezione curata da Nello Sàito dei Sudelbücher. E quando nel ’68 è finalmente chiamato come professore ordinario di letteratura tedesca, a Pavia, sceglie di dedicare la sua prolusione a questo cattedratico assai poco accademico, scienziato e polemista, pioniere delle ricerche sull’elettricità e redattore di vendutissimi e battaglieri almanacchi. Seguono poi la recensione, bonariamente severa, al volume di Anacleto Verrecchia L’eretico dello spirito tedesco (1970, su «Belfagor»), e gli studi La devozione mattutina di Amintore (1972) e Goethe e Lichtenberg, ovvero massima e aforisma (1986). Ora Giulia Cantarutti cura la ristampa della prolusione pavese e la traduzione – con testo a fronte – della cosiddetta «piccola fisiognomica», uno dei tre testi in cui, nel corso del 1778, Lichtenberg polemizza contro le teorie di Lavater: due libretti che si leggono in un sol fiato.

«The whole man must move together» era il motto dello «Spectator», annotato più volte da Lichtenberg nei Sudelbücher e fondamentale per tutta la linea illuministica più cara a Cases, che va da Lessing e Goethe a Hebel e Seume, fino a includere i «fari» novecenteschi Kraus e Brecht. Proprio una citazione goethiana, riportata da Cases in apertura, ne rivela il senso profondo: «Tutto ciò che l’uomo imprende a compiere, sia prodotto mediante l’azione o la parola o altro, deve scaturire da tutte le forze riunite; ogni elemento isolato è da respingere». Sulla base di questo principio Lichtenberg combatte «l’idea estremamente sconsiderata e annichilente» – diffusa dal devotissimo ed esaltato Lavater e accolta da un pubblico straordinariamente irriguardoso di ogni «esperienza» – «che l’anima più bella abiti il corpo più bello e l’anima più brutta il corpo più brutto». Non mette conto, oggi, ripercorrere gli argomenti con cui questo scienziato sperimentale confuta una pseudoscienza tutta ideologica (basti una battuta: con la stessa logica si potrebbe dire «che l’anima più grande abiti il corpo più grande e quella più sana il corpo più sano»). Ciò che oggi mantiene intatta la sua attualità è l’umanesimo integrale che consente a Lichtenberg di scorgere immediatamente le derive di un razionalismo astratto che rischia di rovesciarsi nel suo contrario, in un determinismo irrazionale e disumano: «L’uomo non si riconosce dalle sue fattezze, ma dalle sue opere», chiosa Cases richiamando Hegel.

Ma la sua complicità con Lichtenberg va ben oltre la condivisione di principi e bersagli. Si manifesta in primo luogo in una scrittura che ha il suo secolo d’oro nel Settecento, e di cui lo scienziato di Gottinga è un maestro: una scrittura nella quale, osserva Cantarutti, «la profondità si nasconde alla superficie» e dunque «la levità dell’impianto è costitutiva». Grazie a un tono conversevole che passa con spigliatezza dall’affresco storico-filosofico al dettaglio più quotidiano, Cases si accosta a Lichtenberg non da professore ma da «uomo intero», e ce ne consegna un ritratto non solo di scienziato e scrittore, ma di «uomo intero». Così, rifiutando si separare nella forma ciò che è unito nella realtà, la lezione di circostanza diventa una lezione di stile, consegnandoci l’antidoto più efficace al razionalismo astratto.

Michele Sisto

Cesare Cases, «The whole man». Ritratto di Lichtenberg attraverso il suo incontro con Volta, a cura di Giulia Cantarutti, Napoli, La scuola di Pitagora, 2016, 58 p., ISBN 9788865424926, € 5,00

Georg Christoph Lichtenberg, Sulla fisiognomica, a cura di Giulia Cantarutti, Napoli, La scuola di Pitagora, 2017, 88 p., ISBN 9788865424940, € 10,00

 

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