Canti di una senza patria: le poesie di Helga M. Novak

6849_Helga M. Novak

Sul numero di giugno di Poesia (editore Crocetti) è uscito un servizio su Helga M. Novak (1935-2013), poetessa berlinese espatriata dalla DDR nel 1966, amica di Robert Havemann, Wolf Biermann e Sarah Kirsch, e autrice di un importante corpus di poesie. Dell’autrice è disponibile solamente in italiano il romanzo autobiografico Volava un uccello senza piume (Giunti 1990, introduzione di Lia Secci, traduzione di Nicoletta Giacon), incentrato sugli anni trascorsi in un collegio per la formazione di quadri del Partito.

Si riportano qui di seguito alcune poesie antologizzate nel servizio. Il testo tedesco è tratto da Helga M. Novak, Wo ich jetzt bin. Gedichte, a cura di Michael Lentz, Schöffling, Frankfurt am Main 2005. La traduzione italiana è di Paola Quadrelli.

Hundstreue

ich bin den Bäumen treu wie ein Hund
die zerrissene Weide vor meinem Haus
in die vor Jahren der Blitz einschlug
steigt nachts in meine Träume
da hört man uns weithin greinen
über unsere zwei Stämme
über unsere zwei Leiber
über unsere zwei Vaterländer
ich weiß nicht warum
durch meine Nerven ständig
diese alte unbegriffene unvollendete
und ekelhafte lange Liebe flattert
überall wird Brot gebacken
und überall teuer verkauft
ich fliehe mein Land und die Weide
und ich komme zurück
ich bin den Bäumen treu wie ein Hund

Fedeltà di cane

sono fedele agli alberi come un cane
il salice squassato davanti a casa
su cui anni fa un fulmine è caduto
si innalza di notte nei miei sogni
e da lontano si odono i nostri lamenti
sui nostri due tronchi
sui nostri due corpi
sulle nostre due patrie
io non lo so perché
i miei nervi palpitino ancora
di questo antico incompreso incompiuto
nauseabondo e lungo amore
ovunque il pane viene messo in forno
e ovunque lo si vende a caro prezzo
io fuggo la mia terra e il salice
e faccio ritorno indietro
sono fedele agli alberi come un cane

ein Stein

ach was ist das für ein Stein
an meinem Hals
kein Schmuck
soviel steht fest kein Abzeichen
trotzdem da hängt ein Stein
an meinem Hals
schwer genug zeit meines
Lebens mich zu krümmen
und doch zu leicht um mit ihm
ins Wasser zu gehen
die Flöte des Rattenfängers
schwimmt oben

una pietra

ma che pietra è mai questa
che ho al collo
non un ornamento
questo è chiaro non un contrassegno
eppure ho una pietra appesa
al collo
pesante abbastanza da incurvarmi
per l’intera vita
e però troppo leggera per
scendere in acqua assieme a essa
il flauto del pifferaio magico
galleggia più in alto

Bittschrift an Sarah

geh los und such meine Freunde
sag ihnen – ich lebe ich sterbe ich lebe
schreibt mir einen Brief von zu Hause
sucht die alten und die neuen Kneipen auf
fahrt in die alten und in die neuen Städte
schreibt mir einen Brief von zu Hause
durchstreift die Zuckerrübenfelder zwischen Wriezen und Dolgelin
erinnert euch für mich an Schwedt an Fürstenberg an der Oder
schreibt mir einen Brief von zu Hause
atmet die Luft der Plätze meiner Vaterstadt ein
meßt einmal die Höhe der Linden Unter den Linden ab
schreibt mir einen Brief von zu Hause
nehmt die S-Bahn nach Friedrichshagen nach Erkner
tastet in Erkner die Mauern der beiden Schulen ab
schreibt mir einen Brief von zu Hause
stellt euch bei Schichtwechsel vor die Fabriken in Oberschöneweide
achtet dabei auf das Kabelwerk und das Werk für Fernsehelektronik
schreibt mir einen Brief von zu Hause
belauscht in der Wuhlheide die Rotkehlchen die Finken
leiht euch ein Boot und rudert nach Grünau
schreibt mir einen Brief von zu Hause
kauft euch eine Karte fürs Lichtspieltheater in Rahnsdorf
laßt den Film ablaufen egal ob gut oder schlecht
schreibt mir einen Brief von zu Hause
verzichtet nicht auf Waldsieversdorf Nähe Buckow
fragt nach der Abiturientenklasse vierundfünfzig
schreibt mir einen Brief von zu Hause
erkundigt euch auch in Laucha an der Unstrut
nach der Segelfliegerschule
schreitet die Chaussee von Weimar zum Ettersberg hinauf
schreibt mir einen Brief von zu Hause
Sarah geht los – schaut ob ich noch Freunde habe
sagt ihnen – ich lebe ich sterbe ich lebe
um Himmels willen
schreibt mir einen Brief von zu Hause

Supplica per Sarah1

va’ e cerca i miei amici
di’ loro che son viva son morta son viva
scrivetemi una lettera da casa
andate nelle birrerie vecchie e in quelle nuove
raggiungete le città vecchie e quelle nuove
scrivetemi una lettera da casa
percorrete i campi di barbabietole tra Wriezen e Dolgelin
ricordatevi per me di Schwedt di Fürstenberg sull’Oder
scrivetemi una lettera da casa
respirate l’aria delle piazze nella mia città natale
misurate l’altezza dei tigli a Unter den Linden
scrivetemi una lettera da casa
prendete il treno suburbano per Friedrichshagen per Erkner
a Erkner tastate i muri delle due scuole
scrivetemi una lettera da casa
piazzatevi al cambio dei turni davanti alle fabbriche di Oberschöneweide
guardate bene la fabbrica di cavi e quella di materiali elettronici
scrivetemi una lettera da casa
nella foresta di Wuhlheide mettetevi in ascolto di cinciallegre e fringuelli
noleggiate una barca e remate fino a Grünau
scrivetemi una lettera da casa
compratevi un biglietto per il cinema a Rahnsdorf
guardate il film bello o brutto che sia
scrivetemi una lettera da casa
non dimenticate Waldsieversdorf vicino a Buckow
chiedete della classe di maturandi del cinquantaquattro
scrivetemi una lettera da casa
informatevi anche a Laucha an der Unstrut
della scuola di volo a vela
inerpicatevi sula strada che da Weimar va sullo Ettersberg
scrivetemi una lettera da casa
Sarah andate – guardate se ho ancora amici
dite loro che son viva son morta son viva
per l’amore del cielo
scrivetemi una lettera da casa

solange noch Liebesbriefe eintreffen

solange noch Liebesbriefe eintreffen
ist nicht alles verloren
solange noch Umarmungen und Küsse
ankommen und sei es in Briefen
ist nicht alles verloren
solange ihr noch in Gedanken
nach meinem Verbleib fahndet
ist nicht alles verloren

finché arrivano lettere d’amore

finché arrivano lettere d’amore
non tutto è perduto
finché mi raggiungono abbracci
e baci seppure per lettera
non tutto è perduto
finché nei pensieri
vi chiedete dove io sia
non tutto è perduto

1La destinataria è la poetessa Sarah Kirsch (1935-2013), che la Novak conobbe a Lipsia nel 1965 e che emigrò nella Germania Ovest nel 1977. A differenza della Novak, che, privata nel 1966 della cittadinanza, non poteva rientrare nella DDR, la Kirsch poteva rientrare legalmente nella DDR. La poesia è costellata di toponimi che richiamano le località in cui la Novak trascorse l’infanzia e la giovinezza. Erkner, menzionata nella quinta strofa, è la cittadina in cui l’autrice crebbe assieme alla famiglia adottiva; il riferimento è anche all’edificio scolastico abbattuto durante i bombardamenti americani dell’otto marzo 1944, ricordato dalla Novak in un’altra poesia, Unterm Maulbeerbaum. A Oberschöneweide, quartiere di Berlino Est (VI strofa), si trovava la fabbrica di prodotti di elettronica in cui la Novak lavorò nel 1958; a Waldsieverdorf (IX strofa) era il collegio socialista in cui la Novak conseguì la maturità nel 1954; a Laucha an der Unstrut, infine, la Novak frequentò da liceale un corso di volo a vela organizzato dalla Gesellschaft für Sport und Technik, organizzazione sportiva paramilitare della DDR (N.d.T.).

 

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