Hermann Ungar, La classe

Daniela Nelva

Un liceo mitteleuropeo degli anni Venti frequentato da adolescenti di famiglie benestanti, un insegnante di modesta estrazione in preda al senso di inferiorità, tenace cultore dell’ordine come strenua difesa dalle eventuali intemperanze degli allievi. È questo lo scenario del romanzo La classe (1927), opera dello scrittore ebreo moravo di lingua tedesca Hermann Ungar (1893-1929), ora disponibile nella nuova, bella traduzione di Franco Stelzer per la collana “I narratori” di Silvy edizioni.

Quella tratteggiata da Ungar è al contempo una sottile fenomenologia della paranoia di un insegnante e un’acuta rappresentazione della fragilità adolescenziale. Con questi temi La classe prosegue quella tendenza letteraria del primo Novecento incentrata sulla problematica della disciplina scolastica e del rapporto tra maestro e allievo ‒ si pensi per esempio, pur con i dovuti distinguo, ad opere come il Törless di Musil e lo Jakob von Gunten di Robert Walser, il Professore Immondizia di Heinrich Mann e Sotto la ruota di Hesse.

Ossessionato dalla colpa dell’“irrevocabile”, che sente in agguato dietro ogni suo gesto, Josef Blau, il protagonista di Ungar, ha ancorato la propria esistenza alla ferrea convinzione del dover dire e fare solo le cose previste, imprigionando nel gelo affettivo anche la bella moglie Selma, da cui aspetta un figlio, sospettata, in un crescendo maniacale, di tradimento. Neanche l’ostinata rigidità, ammonisce però Ungar, può preservare dall’assunzione di responsabilità, tanto più se il contesto è quello delicato del mondo pedagogico. Nel precipitare degli eventi, tra cambiali, possibili ricatti e bordelli, Blau è infatti travolto dal suicidio di un allievo e, complice il livoroso servitore Modlizki, rischia di cadere nell’abisso dell’ottenebramento. Solo l’atto estremo di guardare alla realtà e di confrontarsi con i propri fantasmi lo porterà ad accettare l’impegno del suo ruolo. Il testo Ungar si addentra dunque nei meandri dell’animo umano, laddove amore e masochismo, ingenuità e perfidia si intrecciano e si compenetrano.

Daniela Nelva

Hermann Ungar, La classe, ed. orig. 1927, trad. dal ted. di Franco Stelzer, Scurelle (TN), Silvy Edizioni,  2011, 189 p.

da: L’INDICE, aprile 2012

Leggi il primo capitolo del romanzo: Ungar_Classe_cap1

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One Response to Hermann Ungar, La classe

  1. Stefano says:

    Il romanzo è davvero buono, ma non condivido il giudizio sulla «bellezza» della traduzione. Stelzer è bravo e personalmente ne ho molta stima, ma l’impressione mia è che sia mancato un buon lettorato che decantasse il testo di certe legnosità o piccole ingenuità che sempre un traduttore si lascia dietro, almeno finché è immerso nel bilinguismo del suo lavoro.

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