Che cosa significa vedere?

Che cosa significa “vedere”? E’ il vedere un’operazione spontanea, istintiva, naturale, propria dell’essere umano in quanto organismo biologico? O piuttosto un fenomeno storico, temporalmente e culturalmente condizionato, del quale occorre narrare lo sviluppo e descrivere le variazioni? E ancora: il vedere è in grado di offrirci il reale nella sua nuda oggettività, o piuttosto lo configura a partire da un punto di vista che al contempo lo restituisce e lo trasforma? 

Così i curatori Andrea Pinotti e Maria Luisa Roli aprono l’introduzione al volume La formazione del vedere. Lo sguardo di Jacob Burckhardt (Quodlibet 2011), esito di un convegno internazionale svoltosi all’Università degli Studi di Milano nel febbraio 2009.

(via www.quodlibet.it)

Le due sezioni dell’opera raccolgono saggi su Burckhardt fra storia della cultura e storia dell’arte (Peter Burke, Pietro Conte, Heinrich Dilly, Paolo Coen, Andrea Pinotti,  Maurizio Ghelardi, Francesco Sberlati, Francesca Orestano) e Parola e immagine: Burckhardt e la letteratura (Moira Paleari, Elena Agazzi, Giancarlo Lacchin, Grazia Pulvirenti, Maria Luisa Roli)

Dalla presentazione editoriale:

Viviamo nella civiltà delle immagini, e i nostri sensi vengono quotidianamente sottoposti a un bombardamento di figure la cui potenza di fuoco non ha mai avuto pari nella storia del genere umano. I tradizionali modelli interpretativi, incentrati sulla parola e sul discorso, sono insufficienti a renderne conto in modo adeguato. Oggi le ricerche che si raccolgono sotto il titolo di “cultura visuale” sono chiamate a rispondere a questa sfida: non per affermare un ingenuo primato dell’immagine sulla parola, ma per indagare parola e immagine nella loro azione reciproca, e nei loro condizionamenti storici. Jacob Burckhardt ha precocemente intuito questa costellazione di problemi: storico della cultura e storico dell’arte, attraverso una raffinata e generosa pratica dello sguardo, ha insegnato a generazioni di europei che il vedere non si dà nella sua immediata naturalità, ma si forma nella storicità della percezione. Attorno a questi nodi problematici, insieme storici e teorici, ruotano i saggi presentati in questo volume: impegnati a illuminare ora il Burckhardt storico della cultura, ora il Burckhardt storico dell’arte, ora la sfera delle immagini visive ora la dimensione della parola e del linguaggio; attenti tanto alle eredità che lo storico basilese seppe raccogliere dal passato, quanto alle energie che attinse dal suo presente, quanto infine al patrimonio di idee e di metodo che lasciò in consegna a chi venne dopo di lui, ci offrono un quadro significativo di un pensatore che ha contribuito come pochi altri alla formazione del vedere europeo.

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