Di chi è la colpa

[Per la Giornata della memoria ho pensato di riproporre un testo di Paolo Nori, Di chi è la colpa, discorso sulla dittatura pronunciato al cinema Kijov di Cracovia il 26 gennaio 2010 nell’ambito della manifestazione Un treno per Auschwitz organizzata dalla fondazione Fossoli, che poi, rielaborato e riproposto in diverse occasioni, è stato pubblicato con il titolo Noi e i governi nel volume La meravigliosa utilità del filo a piombo, Milano, Marcos y Marcos, 2011. Non vi si parla di letteratura tedesca, e non è un caso. M.S.]

Paolo Nori

Buona sera. Mi presento, mi chiamo Paolo Nori, ho 46 anni, sono nato a Parma, vivo a Bologna, di mestiere scrivo dei libri e ne traduco, anche, dal russo, per via che ho studiato russo, che questa è una cosa che so che provoca una certa reazione che la gente quando dico così gli viene spontaneo di chiedersi Ha studiato russo? e delle volte gli viene spontaneo di chiederlo anche a me: hai studiato russo? che questa è una domanda che mi han fatto tante di quelle volte che io una volta, per rispondere una volta per tutte, ammesso che si possa rispondere una volta per tutte, non credo, ho scritto una risposta scritta, che è poi finita dentro un romanzo che si intitola Storia della Russia e dell’Italia che io all’inizio non avrei voluto leggerla, stasera, l’ho letta tante di quelle volte, solo che poi ho deciso di leggerla per vari motivi ma principalmente per via che se non la leggevo, dopo io sono sicuro che un po’ di voi, nel corso dei prossimi giorni che dobbiam stare insieme venivano da me mi dicevano Hai studiato russo? Ma come mai? e gli altri, quelli che non venivano, adesso non tutti, che molti di voi, mi rendo conto, non è che son qui per via che pendono dalle mie labbra che non vedono l’ora di sentire le cose che ho da dire, son qui perché, in un certo senso, sono obbligati, son venuti in Polonia, c’è questa cosa, un programma rigido, non è che potevano scegliere se venire qui o andare da un’altra parte, in un certo senso sono costretti e ascoltano così, per modo di dire e quello che dico, potrei dire anche Papè Satan Papé Satan Aleppe, non farebbero neanche una piega, a me piace molto Papé Satan Papé Satan Aleppe, non so perché, e non è neanche tanto importante. Continua a leggere sul blog di Paolo Nori

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