Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino

[Proponiamo le prime pagine dell’introduzione di Theresia Prammer al volume da lei curato Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino, Milano, Libri Scheiwiller, 2011. Di settimana in settimana pubblicheremo anche una poesia di cascuno dei 12 autori antologizzati: Ulrike Draesner, Ulf Stolterfoht, Lutz Seiler, Johannes Jansen, Marion Poschmann, Monika Rinck, Sabine Scho, Hendrik Jackson, Jan Wagner, Daniel Falb, Steffen Popp, Ann Cotten. M.S.]

Theresia Prammer

E poi cosa fa? Comincia lentamente
a scendere per strada. Gira a Berlino.
Alfred Döblin

Negli ultimi due decenni la città di Berlino si è progressivamente imposta come luogo di residenza privilegiato per un grande numero di scrittori, artisti, musicisti e personalità creative dalle più diverse estrazioni e provenienze. Basti pensare all’importanza delle varie sperimentazioni nel campo del teatro, della musica e del cinema, alla capacità di richiamo internazionale e al fervore delle tre università, alle tante istituzioni di cultura, ma più di tutto all’onnipervasiva vitalità artistica e culturale della città in quanto tale. Proprio per questa così capillare disposizione creativa, si può dire che la prima protagonista delle vicende culturali sia stata proprio lei, la città, Berlino. E in questa atmosfera di entusiasmo e d’intraprendenza, favorita dall’irripetibile congiuntura storica, vale a dire dall’incertezza e insieme dalle nuove possibilità che si erano aperte in ogni ambito in seguito alla caduta del muro nel 1989, ma anche dalla capacità d’irradiazione di alcune individualità molto forti, che a Berlino ha preso corpo un appassionato e qualitativamente molto alto “rinascimento” poetico.

Dal punto di vista letterario, influssi culturali dalle derivazioni molto varie hanno potuto allora intrecciarsi e reagire con una tradizione di grande rilievo. Al riguardo, ricordo soltanto scrittori come Wolfgang Hilbig, Volker Braun, Heiner Müller, Elke Erb, anche se più addietro è possibile avvertire ancora la carica propulsiva dell’opera e della presenza di Bertolt Brecht. Per seguire anche solo di scorcio questa storia, può convenire rifarsi a un frammento proprio di Müller, il drammaturgo e poeta scomparso nel ’95, che all’inizio degli anni Ottanta aveva descritto cosi la situazione delle due città comunicanti nella Berlino allora divisa: «Quando attraversando il confine di Friedrichsstraße arrivo al Bahnhof Zoo di Berlino Ovest, sento una grande differenza, una differenza di civiltà, di epoche, di tempo. Esistono diversi livelli di tempo, spazi temporali diversi». Rispetto a questo, è lecito chiedersi se, una volta concluso il tempo del muro, si possa poi parlare, e ancora oggi, di un muro del tempo. Se fosse così, come crediamo, si tratterebbe di un elemento storico-psicologico molto importante per comprendere la storia letteraria più recente della capitale tedesca, tra impegno e disimpegno, memoria e vie di fuga, radicamento e senso del nuovo, percezione dell’eredità storica e allegria vitale. In effetti, per rendersene conto basterebbe una passeggiata (o almeno sarebbe bastata fino a qualche anno fa) per i quartieri di Mitte o di Prenzlauer Berg, che negli ultimi vent’anni hanno cambiato progressivamente faccia, e in cui i vecchi edifici cupi e scrostati, ma tuttavia forti di una loro presenza carica d’anni e di ferite, compaiono sempre meno numerosi accanto a impeccabili edifici nuovi o restaurati, con le loro superfici di vetro o i tanti colori scintillanti. Come fosse il riflesso esterno di una condizione psicologica, è allora possibile avvertire immediatamente le stratificazioni urbane, l’inquietante, esaltante garbuglio tra retaggio e accelerazione storica, nella città in cui più di ogni altra la geografia è subito storia, lo spazio è anche tempo.

Così, leggendo le poesie raccolte in questa antologia, sarà sempre possibile chiedersi, trovando magari anche qualche risposta: cos’è questa ricchezza implicita, questa incandescente temperatura poetica tutta berlinese, questa strana non canonica “bellezza”? cos’è questa atmosfera, questa «polvere particolare» (riprendendo Steffen Popp) che sembra ritrovarsi nei versi di molti poeti cresciuti in questi anni? E quale forza d’attrazione, quale magnetismo di poesia e di vita ha portato tanti giovani scrittori di tutta la Germania a vivere in una città che possiede uno dei tassi di disoccupazione più alti dell’intera nazione, dove le giornate di sole sono cosi contate da spingere i più temerari a sedersi sulle terrazze dei café tutti avvolti da lunghe coperte? Sì, la città, si puo rispondere; o appunto, la poesia di Berlino.

A partire dagli anni ’90 la presenza di un grande numero di letterati provenienti sia dall’ovest sia dall’est, unita a un forte ricambio generazionale, ha contribuito alla definizione di un paesaggio poetico molto diversificato, ricco di approcci di svariata e spesso singolare natura. E una generazione, quella dei poeti nati negli anni ’60 e ’70, giunta quasi sempre a Berlino da altre regioni, non importa se dalle grandi città tedesche (e in qualche caso dall’Austria) o dalla provincia, che nella capitale ha trovato non soltanto un luogo di particolare fecondità creativa, ma qualcosa come il proprio centro di gravità e d’orientamento poetico. Questi poeti uniscono in genere un rapporto assai aperto, disinvolto, con la lingua della poesia, a un livello piuttosto elevato (e davvero, in certi casi, molto elevato) di consapevolezza tecnica e teorica, nonché a una vasta cultura letteraria, da un lato avendo recepito il patrimonio delle avanguardie del secolo passato, dall’altro avendo presenti le più recenti esperienze espressive dei poeti maturati in Germania negli anni ’80 e ’90, quali soprattutto Thomas Kling, un poeta e performer molto importante per i poeti più giovani Marcel Beyer, Barbara Kohler, Gerhard Falkner o Durs Grünbein, che in Italia tra l’altro e già ben noto e tradotto. Perdura inoltre il legame con la migliore tradizione poetica tedesca (Hölderlin, Goethe, Rilke, Trakl, per esempio, vengono tuttora letti e riletti), eppure il problema dell’eredità qui viene indirizzato diversamente e spesso polemicamente, in un’aria complessivamente nuova, fatta di tanti piccoli microcosmi, ma anche di grandi parentele e durevoli raccordi, al di là dell’espressionismo soggettivistico di un Rolf Dieter Brinkmann, da un lato, e della fretta di archiviare il nuovo all’interno dei vecchi schemi di un Hans Magnus Enzensberger, dall’altro.

Quasi tutti i poeti affermatisi nella Germania di questi anni sono anche traduttori e critici, e hanno alle spalle una lunga esperienza di “socializzazione poetica”, in una città dove per tradizione gli incontri poetici sono frequentissimi, continui, non importa se più o meno ufficiali o se, come tante volte accade, gestiti autonomamente. Il livello complessivo della poesia berlinese degli ultimi anni è cresciuto nutrendosi anzitutto di questa reciproca interazione poetica messa alla prova se non, alla lettera, fatta “sul campo”, nei tanti spazi pubblici o clandestini, ma sempre col fiato caldo della presenza fisica dei poeti, del loro confronto reciproco e della lettura diretta dei versi (continuati più tardi in numerosi fogli letterari, riviste e blog).

Si tratta insomma di una miscela d’incandescenza esistenziale, di necessità storica e di acuminata, esigentissima coscienza stilistica. Le forme di collaborazione e di networking che sono nate, l’accoglienza e il calore di luoghi spesso improvvisati, la grandissima capacità di adattamento dei bisogni alle condizioni, delle condizioni ai bisogni, in breve tempo hanno creato a Berlino (nell’est della citta, soprattutto) degli autentici luoghi “kult”, come se la rinascita complessiva della città avesse trovato proprio nella poesia un varco attraverso cui manifestarsi. In quella comunità di «sociotipi nomadizzanti» che è la Berlino di questi anni, per riprendere una bella definizione di Monika Rinck, esiste senza dubbio una relazione molto stretta fra assetto urbanistico, contatti sociali e output poetico. La distruzione fu la loro Beatrice? Sì, ma solo se subito trasformata in costruzione. Non si possono contare le letture pubbliche, i dibattiti negli angoli dei bar o sul palco dei tanti café, i poetry-slam, i piccoli e grandi nuclei auto-organizzati, ma anche gli incontri e le “officine” private, tenute da persone per cui la poesia equivale a un modo totale d’incontro, di conoscenza e di comunicazione (tra questi ultimi va ricordato almeno il “circolo letterario” composto, oltre alla Rinck, da Ulrike Draesner, Florian Voß, Hendrik Jackson e Daniel Falb, oppure il progetto più recente di un libro di poetica scritto a più mani, con i contributi degli stessi Jackson, Falb, Rinck, assieme a Ann Cotten e Steffen Popp).

Proprio la Rinck, senz’altro una delle voci poetiche più persuasive delle ultime generazioni, ha individuato molto bene le componenti ambientali della tipica serata poetica berlinese negli anni ’90. «A Berlino il reading», ha scritto ad esempio, «viene favorito da tutte le forme dell’economia berlinese: perdita di tempo, spreco, attesa di riscatto, economia deficitaria. Inizia più tardi, dura a lungo e dopo si trasforma in qualcos’altro che a volte merita il nome di “ballo” e altre volte no. Ha a che fare con gli affitti bassi di Berlino almeno quanto con le sue tre università e altro ancora. E così quelli che si esibiscono sembra che non abbiano bisogno di essere pagati – o almeno così piace presumere. […] Ci sono gli idilli incapsulati di un ceto medio strappato via che ha dovuto sgomberare i suoi negozi», che poi vengono assegnati alla cultura della città e subito occupati da qualche letterato o scrittore: «“Vieni, lasciamo tutto dentro e chiamiamolo il Metzgerclub, il CopyClub, il Blumenladen o lo Sonnenstudio!”». Il “Club del macellaio”, il “CopyClub”, il “Negozio di fiori”, il “Solarium” sono emblematici di quella peculiare “originalità coatta”, se cosi si può dire, dei luoghi in cui a Berlino si sono svolti e spesso ancora si svolgono gli incontri letterari. «Il dodicesimo piano della torre-uffici di vetro nella Oberbaumcity», racconta ancora la Rinck, «è così diventato un domicilio per palchi di lettura a tempo determinato. Che panorama spettacolare sul traffico dei treni alla Stazione dell’est si off riva al pubblico! “Giratevi, siamo soltanto il radiodramma di ciò che accade alle vostre spalle. Non guardate noi, guardate i treni notturni passare!”. E il pubblico girò le sedie a sdraio in direzione delle vetrate e stette li silenzioso e beato».

Theresia Prammer

 da: Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino, Milano, Libri Scheiwiller, 2011

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One Response to Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino

  1. giacomo salvemini says:

    antologia di grande valore poetico…il femminile ha prevalso…

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