Cartografie dell’immaginario: Paul Celan

[La prima puntata della rubrica Cartografie dell’immaginario curata da Laura Canali e Camilla Miglio sul sito della rivista Limes, è dedicata da Paul Celan. M.S.]

Laura Canali e Camilla Miglio

Vieni fino a noi sulle mani
Chi è solo con la lampada
Ha solo la mano per leggerci dentro
Paul Celan

Si può cartografare l’immaginario? Da sempre la letteratura ha squadernato mappe di nuovi mondi, paesaggi immaginari o reali anche se mai visti, srotolato davanti a noi tappeti su cui erano intessute le vie del mondo. La risposta parrebbe semplice. Certo che si può fare. Ne danno prova antiche carte e pergamene, mosaici e affreschi, portolani allegati a racconti fantastici e d’avventura. Ma in questa rubrica cercheremo di dare evidenza cartografica a luoghi non del tutto immaginari né del tutto reali.

Si tratta di luoghi segnati da traumi, in cui la perdita dei riferimenti geografici, dell’appartenenza a una terra, a una città, a una lingua spinge a tracciare nuove mappe. Sono mappe dinamiche, difficili da rappresentare con gli strumenti tradizionali del geografo e del cartografo. Spesso si tratta infatti di territori solo utopici (mai esistiti o proiettati in un futuro irraggiungibile), molto più spesso sono eterotopici: il che significa che un toponimo, addirittura il suo suono, apre porte impensate su altri spazi, altri luoghi.

Un toponimo come Bukowina, in tedesco Buchenland, la terra d’origine di Paul Celan, oggi spartita tra Ucraina e Romania, ma già austroungarica ad alta densità di popolazione ebraica, richiama in un fiato una terra disintegrata, l’onomastica botanica (Buk, Buche è il faggio), la topografia del terrore e della distruzione (Buchenwald, il bosco di faggi che sorge sulla collina di fronte a Weimar, capitale dell’”umanità” tedesca). Continua a leggere

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